Era tarda mattinata ed ero a letto che mi stavo
lentamente risvegliando. Francesca non c'era, era già andata al lavoro
mentre io, quel giorno, non ero di turno e quindi sarei rimasto a casa.
Faceva
caldo ed ero nudo. Dormivo sempre così d'estate e, anzi, sarei rimasto
nudo tutta la giornata finché stavo in casa. Mi piaceva.
Come
capitava quasi sempre la prima parte del corpo a dare segni di
risveglio era il cazzo. Ce l'avevo duro e istintivamente iniziai a
toccarmelo.
La sera prima
io e Francesca avevamo scopato ma non ero rimasto molto soddisfatto,
principalmente perché avevo capito che lei per prima non era rimasta
soddisfatta. Io avevo goduto e lei anche, o almeno così mi aveva fatto
credere, ma avevo intuito che in lei non c'era stato quel trasporto e
quel coinvolgimento che per me era fondamentale. Infatti buon parte del
mio godimento deriva dal sentire il piacere che invade la mia donna, dal
vederla perdere il controllo, dal sentirla urlare, dal capire che
quello che sta provando è il massimo per lei.
Non
sempre riusciamo ad essere in perfetta sintonia, non sempre riesco ad
essere come lei mi vorrebbe per eccitarsi fino in fondo. A volte, forse,
la nostra routine di coppia prende il sopravvento ed io non riesco a
farle sentire il desiderio e la passione che ancora provo per lei, per
il suo corpo.
Quella
mattina, con il cazzo stretto nella mano che lentamente muovevo su e
giù, iniziai a pensare a lei, a pensarla mentre ha un orgasmo, a pensare
a come glielo avrei potuto provocare.
Nel letto, in
penombra, cominciai a masturbarmi. Mi segavo il cazzo e pensavo a
Francesca. Arrivavo ad un certo punto e mi fermavo, prima di venire.
Andai avanti per molto e intanto i pensieri si facevano sempre più
arditi e perversi. Mi piaceva rimanere sull'orlo dell'orgasmo così a
lungo, era un modo per amplificare e prolungare il piacere e tanto non
avevo nulla da fare quella mattina.
Successe però
qualcosa che rese la mia pratica masturbatoria più corta del previsto.
Mentre la mia mente vagava cercando nuovi spunti per l'eccitazione un
pensiero nacque improvviso.
Stavo immaginando i modi in cui far godere
sempre di più Francesca e pensai che forse per aumentare il suo piacere
serviva qualcuno più bravo di me, più dotato di me, diverso da me, che
le stimolasse fantasie più perverse. A quel punto mi venne il dubbio: e
se lei questo qualcuno che la faceva godere ancora di più se lo stesse
cercando? e se lo avesse già trovato? e se ci stesse già scopando?
Fu
come se quei pensieri ruppero un argine. Smisi immediatamente di
toccarmi il cazzo, sperando così di ricacciare indietro l'orgasmo che
stava arrivando ma fu inutile. Venni e venni in modo estremamente
copioso e intenso. I primi schizzi addirittura mi arrivarono sul viso.
Raramente mi era capitato di godere in quel modo durante una pratica
solitaria ed era successo pensando a Francesca che mi tradiva con un
altro.
Rimasi ad ansimare
per un po' e poi il mio cazzo si sgonfiò e l'eccitazione sparì,
lasciando spazio a dubbi e pentimenti. Come potevo aver pensato una cosa
simile? Come potevo, soprattutto, aver provato piacere nel pensare a
quelle cose?
Mi alzai, mi feci una doccia per lavar
via dal corpo e dalla testa i residui di quella masturbazione. Non ci
pensai più durante la giornata, almeno fino a quando Francesca rientrò a
casa, sempre bellissima.
Stefano

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