I nostri lettori

sabato 24 gennaio 2015

Il fidanzamento



Le vacanze di Natale erano finite da un pò e con esse anche le nostre trasgressioni, o meglio solo messe in standby. Ognuno di noi ritornò alla frenesia della vita quotidiana e ci lasciammo poco spazio per ripensare a tutto quello che era successo quella notte. Ma come fuoco sotto la cenere il nostro desiderio continuava a ardere nell’attesa della giusta scintilla. Io continuai a sentire Mario ogni tanto con sms che  ricordavano quella notte che puntualmente mi facevano inumidire le mutandine e nonostante Stefano non seppe mai nel dettaglio quello che era accaduto in quel letto, ogni volta che mi trovava in quello stato sapeva che era merito di Mario e si precipitava a leccare contento l’eccitazione procuratomi da un altro uomo. Per Carlo e laura più o meno fu lo stesso. Senza parlarne mai, ogni volta che lei ripensava al cazzo di mio marito si bagnava più del solito e lui si deliziava del suo sapere, consapevole del fatto che fosse successo qualcosa di cui non era a conoscenza. Oltre a leccarci di continuo i nostri uomini si dedicavano lunghe e coinvolgenti masturbazioni durante le quali si sentivano liberi di immaginarci in situazioni sempre più spinte manco fossimo nelle loro fantasie due attrici porno.
Uno di quei freddissimi sabati di gennaio quando non si metterebbe il piede fuori di casa per nulla al mondo, io e Stefano decidemmo che quell’attesa era durata anche troppo e organizzammo una cena invitando Carlo e Laura a casa. In passato ci eravamo frequentati pochissimo e sembrava quasi che ci stessimo conoscendo ora per la prima volta e tutto sommato era proprio così. Mi dedicai alla cucina tutto il pomeriggio, un pò per impegnare il tempo e un pò perchè ci tenevo davvero a stringere amicizia con i miei cognati. In un certo senso era come se mi sentissi in debito verso Laura, senza di lei probabilmente  non mi sarei potuta godere quella notte e il grosso cazzo di Mario che ancora a distanza di tre settimane frequentava i miei sogni più erotici. Pur non sapendo esattamente perchè ma immaginandolo sentivo che Stefano provava sentimenti simili verso nostra cognata e fu lui a chiamarla per invitarli.
Quando entrò in cucina per dirmi che avevano accettato non potei fare a meno di notare la sua vigorosa erezione attraverso la tuta e ne fui compiaciuta. Ero contenta che avessero accettato e glielo dissi con un bacio lungo, caldo e innamorato ma subito dopo piazzai una mano su quel pacco duro.
“E questo?” chiesi divertita.
“Un omaggio per te mia cara!” fu la sua risposta troppo affrettata quasi a volersi giustificare.
“Uhm...non credo proprio sai?” lo incalzai stringendo quasi a fargli male. “Hai appena sentito Laura al telefono, è questo l’effetto che ti fa la voce di tua cognata?”
“Beh...Laura è una donna molto bella e anche molto più calda di quello che vuole far apparire..”
“Ah si? E tu come lo sai sentiamo” mentre stavo già abbassando la tuta per controllare meglio se stesse dicendo la verità.
“No ma io dicevo per dire...e poi scusa non è stata lei la prima a piazzare un bel paio di corna al marito?”
Corna sembrava la parola magica, solo a pronunciarla il suo cazzo ebbe un sussulto e io lo liberai del tutto dalla scomoda copertura del boxer. Svettava davanti a me, con la testa già lucida. Evidentemente quel discorso era uno dei suoi preferiti e io non volevo perdere l’occasione per farlo confessare. Mi inginocchiai, lo guardai e mi fermai a pensare che dopo la mia notte con Mario per un motivo o per un altro non glielo avevo più preso in bocca, avevo goduto tante volte nella sua ma lui niente. Fui colta da una voglia irrefrenabile di sentire il cazzo duro di mio marito riempirmi la bocca ma più di tutto desideravo farglielo mentre lui sognava un’altra donna, magari proprio Laura. Tirai fuori la lingua e presi a leccare la cappella impregnata di umori.
Feci un lavoro molto accurato mentre lui sospirava in attesa di essere preso tra le mie labbra ma quando ebbi lucidato quel cappellone violaceo mi fermai.
“Insomma non si può sapere cosa ti ha detto al telefono quella puttanella di tua cognata per farti venire su un cazzo del genere?”
“Ma come parli?? Guarda che è anche tua cognata, la moglie di mio fratello!”
“Quel porco cornuto di tuo fratello forse volevi dire!”
Il mio linguaggio sboccato stava facendo troppo effetto. Stefano mi afferrò la testa con le mani e mi spinse sul suo cazzo costringendomi a ingoiarlo.
“Cazzo Frà quanto parli! E succhia no? O vuoi che lo chieda davvero a Laura? Sai con quelle labbra come lo avvolgerebbe bene il cazzo di tuo marito? E poi vediamo chi ha le corna qui!” Aveva capito benissimo lo spirito del gioco. Più parlava di Laura più mi eccitavo e glielo succhiavo furiosa in quel misto di gelosia, invidia e arrapamento che soltanto chi ha messo o ricevuto le corna almeno una volta può comprendere. Quando sentii che stava per venire invece di lasciarlo esplodere mi fermai. “La conserviamo a Laura allora?
“Nemmeno per sogno, è tutta tua sbrigati PUTTANA fammi godere!”
Quelle parole mi infiammarono perchè un’altra cosa molto importante da sapere sulle corna è che per quanto sia leggittimo andare a letto con altri senza nasconderselo, ciò che eccita è sapere di appartenersi molto di più. Stefano aveva ragione, quella sborra era mia, dedicata a Laura ma sempre mia e con un sospiro di soddisfazione mandai giu tutto il nettare che sembrava non finire mai.
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Alle 20.30 puntualissimi suonarono al campanello i nostri ospiti. Stefano andò ad aprire, salutò divertito e complice il fratello, prese le bottiglie di vino che aveva portato e lo fece accomodare mentre si perdeva in mille complimenti a Laura manco la stesse vedendo per la prima volta. Il bello era che conoscendo già la casa furono subito a loro agio e l’atmosfera fu molto rilassata. Portai l’apertivo mentre erano già seduti sul divano a chiacchierare e subito fui sconvolta dalla visione di Carlo. Per la prima volta in tanti anni lo guardavo con occhi diversi, non era più il fratellino di mio marito ma un uomo molto elegante, bello e raggiante seduto sul divano di casa mia. Sulla sua eleganza si sprecarono le battute era davvero troppo elegante per una serata informale, lui sorrideva con l’aria di chi sapeva qualcosa che noi ancora non conoscevamo e il tempo passò così fino al momento di metterci a tavola. Durante la cena però accadde qualcosa. Come una specie di calamite ad ognuno venne naturale dedicare maggiore attenzione al partner dell’altro e finimmo quasi a portare avanti due conversazioni separate come se le vere coppie si fossero invertite. Stefano e Laura presi da discorsi impegnati sulla situazione politica si trovarono d’accordo quasi su tutto, io e Carlo parlavamo di musica e pure per noi fu la stessa cosa. Non so quanto fu casuale o studiata la cosa ma funzionò e dette modo a Carlo di introdurre quello che voleva dirci fin dall’inizio.
“Ma solo io mi sono accorto di quante cose in comune abbiamo io e Francesca e quante anche voi due?” fu la sua domanda.
“Beh che Stefano fosse una persona molto interessante io l’ho sempre saputo” rispose la moglie.
“E io potrei dire lo stesso di Carlo” confermai.
“Siamo fortunati direi fratello, abbiamo sposato le donne migliori del pianeta!” rise Stefano.
“Su questo non ci sono dubbi e per questo ritengo veramente un peccato doversi limitare. Sono sincero, per tutta la sera non sono riuscito a staccare un attimo gli occhi da Francesca, il suo viso, il suo sorriso e il suo corpo mi fanno diventare scemo”
Fui seriamente messa in difficoltà dai suoi complimenti perchè erano le stesse identiche cose che avevo pensato di lui tutta la sera. Sentirlo parlare mi aveva già perfino fatta bagnare e quelle parole furono la goccia che fece traboccare la mia eccitazione. Senza rendermi conto esattamente di cosa stavo facendo la mia mano agì autonomamente e andò a posarsi direttamente al centro delle sue cosce sotto il tavolo. Trovai al tatto un pacco invitante e notevole nonostante fosse ancora completamente a riposo. Lui forse se lo aspettava o forse no ma fu bravissimo a non dire nulla e godersi quella carezza nascosta e segreta che però interruppe prima che potesse provocare danni proponendo di continuare il discorso sul divano perchè aveva qualcosa di molto importante da dirci. Lo seguimmo con curiosità e mentre noi ci accomodammo lui restò in piedi.
“Vedete...sposare Laura è stata la cosa migliore della mia vita. Io la amo e la desidero ancora come il primo giorno, come quando eravamo fidanzati ma so bene che non è così. Non è più il primo giorno e non siamo più nemmeno fidanzati. A voi non mancano mai quei tempi?”
“Intendi i tempi in cui mi corteggiavi?”
“Quelli in cui passeggiavo mano nella mano con Stefano e ci baciavamo ogni tre minuti?”
“E quelli in cui Francesca perdeva tre ore in bagno per prepararsi prima di uscire?”
“Esatto amici, quelli! Ma anche quelli in cui dovevi sudare per un pompino o quelli in cui non sapevi fino dove potevi spingerti...”
“E spingerlo!” sottolineò Stefano.
“Eh si quelli in cui eri curiosa di sapere se lo aveva lungo o corto...”
“Grosso o sottile..”
“Il matrimonio ha tanti vantaggi ma anche molti limiti, ed è per questo che stasera ci tenevo a fare bella figura”. A quelle parole si inginocchiò davanti a me, prese la mia mano e se la mise sul petto. “Francesca, sono qui per chiederti di diventare la mia fidanzata”
Ci fu un momento di silenzio rotto soltanto dalla mia risata nel vederlo così ai miei piedi. Ma evidentemente Stefano non dovette trovarlo troppo ridicolo perchè pensò di imitarlo inginocchiandosi davanti a Laura: “E tu la mia?”
Era difficile andare avanti a questo punto, non era chiaro dove finisse lo scherzo e dove iniziasse la realtà ma i nostri uomini aspettavano una risposta. Io e Laura ci guardammo negli occhi e sorridendoci accettammo.
“Quello che stavo cercando di dirvi è molto semplice e complicato allo stesso tempo. Non può esistere una sola forma di amore. Io amo Laura come mia moglie ma voglio amare anche Francesca come fidanzata e voglio amare perfino Stefano come fratello ma anche come l’uomo che può rendere felice la mia donna come faccio io”.
“Insomma si tratta di moltiplicare l’amore non di dividerlo, mi piace e anche io allora amerò Laura e non vi assicuro di farlo troppo castamente come cognata”.
Sembravamo tutti molto felici e le parole lasciarono il posto alle bocche che si cercarono in baci nuovi. Il più audace fu Carlo che per primo cercò le mie labbra per aprirle con la lingua che fece capolino accolta dalla mia, presto imitato dagli altri due. Visti in quel momento dall’esterno nessuno sarebbe stato in grado di risalire alle coppie originali tanta era la passione di quei baci. Quando la lingua di Carlo nella mia bocca diventò insopportabile per l’eccitazione che mi provocava dovetti staccarmi e dopo aver osservato estasiata per un attimo mio marito darsi da fare con altrettanto ardore nella bocca della cognata mi feci più vicina, timidamente avvicinai la mia bocca alle loro e spingendo la lingua mi fusi nel loro bacio leccando ora la lingua di mio marito ora quella di mia cognata che non si sottraeva. Stefano riuscì a defilarsi al momento giusto lasciando le sue due donne proseguire tra loro il gioco che da che mondo è mondo eccita più di qualunque altra cosa i signori maschietti.
Carlo e Stefano si ritrovarono spettatori arrapati delle nostre effusioni al femminile e l’uno con il braccio sulla spalla dell’altro si guardarono compiaciuti. Fu difficile staccarsi da quelle labbra e non perchè si trattasse di una donna, avrei preferito mille volte baciare un uomo ma il pensiero che quella bocca conosceva il sapore del cazzo di Carlo mi spingeva a cercarlo là dentro.
“Sono molto felice che la mia idea vi sia piaciuta e anche se io e Stefano giuriamo di non essere gelosi mai ora state un pò esagerando...Francesca è pur sempre la mia fidanzata e che diavolo”
Dovemmo staccarci per forza per le risate che non riuscimmo a trattenere e ci ricomponemmo sul divano, a quanto pare Carlo non aveva ancora finito con le idee pazze.
“Molto bene, perchè il tutto funzioni è molto importante parlarci, conoscerci, confidarci. Vi propongo un gioco, vi va?”
“Ho capito, ora scatta l’orgia” ridemmo tutti di gusto sulla mia stupida battuta.
“Ma no io parlo di un fidanzamento serio, in piena regola! Ogni nuova coppia avrà il suo tempo per conoscersi e ogni settimana ci ritroviamo tutti insieme per fare il punto della situazione, quindi come prima cosa la privacy! Per tutta la settimana nessuno potrà parlare al partner di quello che fa con il fidanzato e i fidanzati saranno liberi di proporre serate da soli e uscite ogni volta che vorranno. Tutti d’accordo?”
Un silenzio assenzo fece capire che non vedevamo l’ora di iniziare e nonostante l’ora tarda nessuno aveva voglia di abbandonare il campo. Ormai Carlo aveva assunto il ruolo di maestro dei giochi e proseguì.
“Adesso voglio che ognuno di noi, esprima un desiderio pubblicamente, riguardo al proprio partner così saremo tutti testimoni. Inizio io: mia adorata Francesca, in qualità di mia fidanzata io ti proibisco di indossare le mutandine. Ho un tale desiderio di te che voglio saperti sempre pronta, disponibile per me e forse di tutti quelli che se ne accorgeranno. La tua deliziosa patatina sarà sempre esposta così che avrai sempre più voglia. Che ne dici tesoro? Puoi accontentare il tuo fidanzatino?” Me lo chiese con gli occhioni capricciosi di un bambino che mi venne voglia di levarle subito là davanti a tutti.
“Mio fratello è un genio! Avanti amore vai di là, prendi tutte le tue mutandine, chiudile in un sacchetto e consegnale al tuo fidanzato, non ti serviranno più”. Stefano dovette considerare il vantaggio che ne avrebbe tratto anche lui e il suo cazzo che era diventato di pietra, disegnandone la forma sotto i jeans.
Quando rientrai con il sacchetto pieno di mutandine e perizomi da consegnare a Carlo, prima di baciarlo sfilai da sotto al vestito quelle che indossavo al momento. Lui le prese ma le passò al fratello. “A te l’onore!”
Stefano le prese e le inspirò profondamente, consapevole che l’eccitazione che contenevano da ora avrebbe dovuta dividderla con un altro uomo. Carlo fece lo stesso e ora entrambi conoscevano il mio desiderio che li riguardava.
“A questo punto però tocca a me”
“Certo amore sono pronto, chiedimi pure tutto quello che vuoi”
“Tutto? Ne sei proprio sicuro?”
“TUTTO!”

Confessioni tra cognati


Arrivai sotto casa di Laura e Carlo per riportare a casa mia cognata. Scendemmo dall'auto e l'accompagnai fino al portone. Eravamo entrambi un po' imbarazzati e non sapevamo cosa dire, ma apparentemente nessuno dei due voleva salutarsi chiudendola così. La mia mente intanto andava a Francesca e Mario immaginandoli in chissà quali evoluzioni erotiche e per questo il mio cazzo era duro, stretto nei pantaloni. Evidentemente Laura abbassando lo sguardo se ne accorse perché, ridendo nervosa mi disse:

"Ma davvero sei eccitato? Si vede. Come puoi esserlo in questo momento?"

"Penso a Francesca."

"Ma lei ora è con un altro. Come può eccitarti?"

"Non te lo so spiegare ma è così. E' mia moglie e desidero il suo piacere al di sopra di ogni cosa. E mi piace sapere che lei lo cerca così tanto da non accontentarsi di quello che le posso dare io."

"Anche per Carlo pensi che sia così?"

"Sì, il nostro è un sentimento di amore per voi."

"Allora cosa pensi che dovrei fare?"

"Dovete rendervi felici. Se la cosa a te non dispiace e non crea problemi, fai ciò che piace anche a lui. Fatelo insieme, anche se lo fai da sola."

"Sai, in questo momento un po' di invidia per tua moglie ce l'ho. Lei ora è con Mario, chissà cosa stanno facendo."

"E' un bravo amante?"

"Sì, è molto bravo. E molto porco. Non credevo, ma con lui ero diversa."

"E' questo che vogliamo, che possiate avere qualcosa che con noi, per colpa nostra o vostra, non riuscite ad avere. Delle sensazioni nuove, un piacere diverso."

"Mmm, mi sto eccitando anche io adesso, forse è meglio che vada di sopra da Carlo."

"Non sai io quanto, ora che mi hai parlato di Mario." nel dire questo mi toccai il cazzo attraverso la stoffa dei pantaloni. Non resistevo.

Ci guardammo. Io con una mano che premeva sul mio pacco rigonfio. Laura ad un certo punto infilò una mano sotto la gonna, per toccarsi.

"Scusami, ma devo farlo." disse mordendosi le labbra.

"Prego, fai pure." le risposi, slacciandomi i pantaloni.

Lei si tirò su la gonna, abbassando le mutandine. Con le dita si toccava avidamente il clitoride o se le infilava dentro. Io avevo estratto dai pantaloni il cazzo, durissimo, e me lo stavo segando.

Ci fissammo negli occhi per un po', mentre ci masturbavamo. Poi lei li chiuse e sussurrò:

"Oh, sì, Mario, sì, prendimi..."

La sentii venire, mentre io schizzavo il mio piacere sul pavimento, colpendo anche Laura con qualche goccia.

Poco dopo, ansimanti, ci salutammo. Lei corse su per le scale, io corsi fuori risistemandomi i pantaloni.

giovedì 1 gennaio 2015

Ti amo anch'io

                                                 LAURA

Ritornammo in auto, Stefano ed io.
Fu il viaggio più intenso, seppur breve, della mia vita. Seduta lì, al suo fianco, mi chiedevo come riuscisse a sopportare quanto era accaduto e quanto ancora doveva accadere; e come potesse trarre piacere da quella situazione. Non una parola pronunciai per lungo tempo, mentre mille pensieri e contorti ragionamenti affollavano la mia mente. Pensavo a Francesca, la biasimavo ma allo stesso tempo ero in qualche modo invidiosa del suo saper fare. Dentro di me stava avvenendo una vera e propria guerra: da un lato la solita Laura, quella innamoratissima di Carlo e fedelissima che mai si sognerebbe di tradirlo o ferirlo in alcun modo; e dall'altro una nuova, anche se sempre esistita dentro di me, Laura. Quest'ultima curiosissima di una vita sessuale diversa, caratterizzata da tutte quelle perversioni che dall'adolescenza, sino ad oggi, mi avevano stuzzicato e che io avevo sempre represso per amore e buon costume. Stefano, accanto a me guidava fissando il fondo stradale e assorto chissà in quale fantasia. Lo vedevo di tanto in tanto toccarsi la coscia, sperando che il suo cellulare stesse vibrando, ma nulla. Lungo il tragitto mi rivolse la parola una sola volta: «tutto bene?»; annuii stringendo le gambe e rintanandomi un po' in me stessa subito dopo che la sua calda mano, immagino per tranquillizzarmi, si era poggiata sulla mia coscia.


Sapeva che ero rimasta sconvolta, sapeva che ero contraria, sapeva che un po' ce l'avevo con entrambi; ed allora la ritrasse e resto in silenzio per tutto il tempo.
Mi venne in mente Carlo, il mio Carlo. Chissà a questo punto cosa stesse pensando di me. Che fossi una puttana come Francesca? Sarà sicuramente furibondo.
«No, devo smetterla» mi dissi. «Non devo lasciarmi influenzare da strane idee o fantasie. Il mio uomo è a casa che mi aspetta e sarò capace di fargli capire che non l'ho tradito»... «questa sono io». Mandai un sms al mio compagno: un semplice TI AMO.
Il viaggio proseguì sino a destinazione; Stefano parcheggiò e scendemmo dall'auto insieme.

                                                 CARLO
Solo, a casa, mi ero abbandonato a mille fantasie. Sapevo che le ragazze, nonostante la notte inoltrata, stavano facendo ancora baldoria. Unico fidato compagno, quel calice di rosso, aiutava la mia mente a generare più e più situazioni, aumentando le mie incertezze ed allo stesso tempo la mia eccitazione. Erano ormai le 3 passate ed io ero ancora vestito: camicia blu a quadri e jeans, tutti regali di Laura. Col mio portatile davanti e i miei pensieri in testa. Mi inviò un sms con scritto TI AMO. Osai solo risponderle con un «anche io», ma da quel momento iniziai a dare di matto. Piuttosto che considerare quell'sms come la conferma della sua fedeltà, lo vedevo come un modo tutto suo per scaricare i sensi di colpa, dopo aver peccato con qualcuno. Infondo era con Francesca e solo una santa, in quella situazione, si sarebbe comportata bene.
La immaginavo chissà con chi, fare cose che mai con me aveva osato fare; e mentre una scena scorreva, veniva improvvisamente interrotta da un'altra immagine che il mio cervello perverso creava. Adesso era bendata, distesa su un letto in albergo, e circondata da uomini di etnie diverse. Tutti l'accarezzavano e lei si limitava a subire, inarcando di tanto in tanto la schiena sollevandola dal materasso e permettendo alle tante mani di passare anche da lì sotto.
Qualcuno si decise a velocizzare i tempi, tirò fuori il suo bel cazzo e lo strinse forte iniziando a masturbarsi. Un altro lo seguì offrendo stavolta il suo uccello alla mano di Laura che, prontamente, senza nemmeno sapere di chi fosse, iniziò a segarlo con vigore. Di volta in volta, uno dopo l'altro, gli uomini si denudarono ed iniziarono a fare di Laura quel che volevano. Lei restava in quella posizione, sottomessa, come se fosse un prodotto esposto su un bancone per gli assaggiatori. La spogliarono tutta ed uno ad uno la scoparono, venendole dentro fino a far colare un fiume di sperma dalle labbrone della sua calda ed ormai sformata figa. Per tutto il tempo non disse una parola nè emise un suono; era totalmente vittima di quei maschioni. Infine la sbendarono per poi abbandonarla, completamente sporca del loro sesso lì sul letto, tra le risatine generali di chi di loro si confrontava o congratulava con il vicino o di chi commentava in modo spregevole la dignità della mia Laura.
Restai a fantasticare fino alle 5 del mattino, ubriaco di vino e gelosia, per poi cedere all'eccitazione e dare sollievo al mio cazzo in bagno.

martedì 30 dicembre 2014

Ritorno in albergo



Stefano non fece in tempo a formulare un’ulteriore ipotesi che si imbattè in un corpo di donna che usciva dal bagno delle donne, tremante sulle gambe e visibilmente stravolta. “Mi scusi” provò a dire lei prima di riconoscerlo. “Laura???!!” rispose lui adesso altrettanto sconvolto. “Stefano????” “Eh si, sono proprio io, ma tu...sicura di stare bene?” “No affatto! Anzi guarda per fortuna che sei qui, io non so cosa sia preso a tua moglie...è impazzita! Ma sei arrivato in tempo, andiamola a prendere prima che commetta qualche sciocchezza!” Parlava affannosamente e confusa. Stefano avrebbe voluta abbracciarla per calmarla se non fosse che si trovavano davanti ad un bagno e lui era ancora esageratamente in erezione, quindi rinunciò. “Calmati Laura, va tutto bene, so tutto e la sciocchezza la faremmo noi se rovinassimo la festa a Francesca proprio adesso. Poi mi sembra un tipo a posto, anzi forse tu puoi dirmi di più, lo hai conosciuto no?” Laura divenne rossa temendo di essere stata colta in fallo, ma non era a quello che si riferiva Stefano. “Ma insomma cosa vi prende a tutti quanti? Cioè dico siete sposati! Tu sei mio cognato! Io non ci capisco più niente..” stava quasi per arrendersi, quando il telefono di Stefano vibrò di nuovo. “Un sms, forse è Francesca, ora ci spiegherà tutto”.
“Tesoro, ci avviamo all’uscita, non è che ci accompagneresti in albergo?”
Quel CI fu micidiale per l’erezione di Stefano che rischiava di rovinare i pantaloni da un momento all’altro.
“Certo arriviamo subito”
Scrisse al plurale per lasciare intendere la presenza di Laura e la trascinò con sè alla ricerca dell’uscita del locale. Sulla porta riconobbe la mia figura e notò chiaramente che stringevo la mano di Mario. Un nuovo duro colpo per il suo già duro cazzo messo a dura prova quella sera. Quando si avvicinarono salutai mio marito con un bacio sulle labbra prima di presentargli Mario che gli strinse vigorosamente la mano sorridendo. “Piacere” dissero praticamente in contemporanea e non era una frase di circostanza. Il piacere di conoscersi era veramente reciproco, sembrò quasi che si riconobbero al volo, una sorta di “amore” a prima vista si potrebbe dire. A Mario piacque mio marito perchè notò la sua eccitazione e riconobbe la sua disponibilità a mettersi in gioco e a Stefano piacque Mario perchè era sorridente e sicuro di sè, l’uomo che aveva affollato le sue fantasie negli ultimi mesi. “Beh, io direi di andare prima che ci sbattano fuori e detto onestamente avrei voglia di sbattere ben altro questa sera” Mario concluse la frase con una sonora pacca sul mio sedere che non fece sembrare per nulla volgare quella frase che in fondo lo era. Stefano non aggiunse altro e si limitò a farci strada verso l’auto, con Laura che ci seguiva ammutolita e sconvolta. Stefano sedette al posto di guida con Laura accanto lasciando me e Mario sul sedile posteriore. Dopo i primi istanti di silenzio il primo a parlare fu sempre Mario rivolto a Stefano: “Mi spiace davvero non avere tempo per fare conoscenza ma rimedieremo presto, amico” “Non hai nulla di cui dispiacerti...amico, capisco benissimo la situazione e credo che anche Laura non abbia nulla in contrario se l’accompagno a casa per lasciarvi la stanza”. Ero veramente fuori di me, non ero più io che cercavo di mettere le corna a mio marito ma proprio lui che mi stava offrendo ad uno sconosciuto, che per giunta mi piaceva parecchio! Mi sentii quasi in dovere di ringraziarlo ma non avrei trovato le parole giuste per cui mi lanciai sulla bocca di Mario per baciarlo con la foga di un’adolescente al suo primo appuntamento. Vidi con la coda dell’occhio mio marito sorridere compiaciuto e mi rilassai tra le braccia del mio primo amante. Anche lui sembrava perfettamente a suo agio nonostante l’assurdità della situazione e mentre Stefano rallentava l’andatura dell’auto ci godemmo un bacio di lingue avide e bagnate sotto gli occhi esterrefatti di mia cognata.
“Forse non ti ho detto ancora che sono senza mutandine” bisbigliai all’orecchio di Mario facendo ben attenzione a farmi udire anche dagli altri due. Lui non perse tempo e volle verificare con mano trovandomi subito pronta, disponibile, liscia e bagnatissima. L’arrivo a destinazione fu provvidenziale, non avevo nessuna voglia di venire così stupidamente  proprio la prima volta. Non perdemmo altro tempo, io salutai Laura ringraziandola mentre Mario si raccomandò a Stefano di lasciare il telefono acceso e a portata di mano. Non si dissero altro ma entrambi avevano chiaro in mente cosa significassero quelle parole. Ci salutammo lasciando in auto mio marito e mia cognata. Arrivati nella stanza per la prima volta realizzai veramente cosa stava per succedere. Non dico che me ne stavo pentendo assolutamente ma un pò di imbarazzo credo mi sia concesso. Avevo giocato alto tutta la sera e mi sentivo in dovere di mantenere alta l’atmosfera. Volevo essere troia a tutti i costi, la migliore delle troie e con troppa fretta mi fiondai in ginocchio a sbottonare i pantaloni di Mario. Ma non trovai la reazione che mi aspettavo, anzi lo vidi anche un pò contrariato dal mio gesto. “Ma no tesoro, tu questa sera non sei una puttana. Sei la mia regina e io il tuo re. Noi questa sera non faremo sesso, faremo l’amore per la prima di tantissime volte”. Queste parole mi spiazzarono sul serio, non l’avevo mai vista sotto questa luce ma non ebbi modo di ribattere che mi trovai nuovamente tra le sue forti braccia e con la sua lingua calda e grossa che esplorava la mia bocca. Riuscì a confondermi al punto che non ebbi il tempo di capire come ci ritrovammo alla fine completamente nudi sul letto, uno stretto all’altra pronti a perdersi fino in fondo nel più profondo dei piaceri...Mario era steso sopra di me e io non smettevo di baciarlo e desiderarlo.

lunedì 29 dicembre 2014

Vicini alla meta

Salutato mio fratello pensai di andarmene a dormire, ma la curiosità mi rodeva dentro. Provai a mandare un messaggio a Francesca.

"Come sta andando?"

Non sapevo se sperare che mi rispondesse o no. Ma quando vidi che stava rispondendo rimasi mi sentii ribollire dentro nell'attesa di leggere la risposta.

"Perché non vieni a controllare? Siamo al..." mi indicò il nome di un locale.

No, devo lasciarle sole, mi dissi. Non posso farlo e non posso andarci io senza dire niente a mio fratello. Continuai a ripetermelo, ma intanto ero salito in macchina e stavo guidando verso il locale.

Entrai, andai al bancone, mi abituai all'atmosfera un po' buia guardandomi attorno. Infine trovai Francesca, era seduta ad un tavolino, in compagnia di un uomo distinto. Non vidi traccia di Laura. Li osservai per un po', lei rideva spesso, aveva un atteggiamento che sembrava denotare disponibilità. Mi stavo eccitando. Non sapevo se continuare a spiarla, se farmi avanti, se andarmene.

Alla fine provai a scriverle di nuovo. Vidi il cellulare che teneva sul tavolo illuminarsi alla ricezione del mio messaggio: "Sono qui". Francesca dopo averlo letto si guardò attorno e mi vide, mi fece un leggero sorriso ma non fece capire all'uomo che aveva di fronte che aveva visto qualcuno. Lo interpretai come un segnale che non dovevo farmi avanti, ma non la disturbavo se stavo lì. La vidi scrivere qualcosa e subito il mio cellulare vibrò.

"Come ti sembra? Ti piace?"

Alzai gli occhi dal cellulare e vidi che Francesca mi stava guardando. Sentii le classiche "farfalle" nello stomaco. Quella sensazione di gelosia mista ad eccitazione che stavo scoprendo essere così irresistibile. Dovetti bere un sorso del cocktail che avevo ordinato per avere il coraggio di rispondere, ma lei aveva già capito.

Li vidi alzarsi e per un attimo ebbi paura che stessero tornando in albergo. Paura o speranza? Ma poi capii che stavano andando verso il centro del locale dove la gente ballava.

Ammirai Francesca muoversi sensuale su di lui, strusciandosi con quel vestitino aderente e provocando in lui, in me e forse anche in qualche altro spettatore una erezione difficilmente controllabile. Vidi i loro volti avvicinarsi, vidi lui parlarle all'orecchio, vidi le loro mani scendere, quella di lui per palpare il culo di Francesca
quella di lei per verificare l'effetto che gli stava provocando.

Andarono avanti per diversi minuti. Io mi ero spostato per guardarli meglio. Ad un certo punto vidi lui che le prese la mano e la trascinò fuori dalla pista da ballo. Notai che Francesca mi cercò con lo sguardo ma non mi vide poiché lo fece nella direzione in cui ero quando loro erano al tavolo. Mi sembrò un attimo delusa, quasi spaventata. Capii che si stavano dirigendo verso i bagni del locale. Mi affrettai a seguirli, ma li persi di vista, frenato dalle persone che affollavano il locale.

Arrivai di fronte all'ingresso dei bagni indeciso sul da farsi. Erano veramente entrati qui? E se sì, dove? In quello degli uomini o delle donne? E cosa dovevo fare? Entrare anche io, spiarli, ascoltarli o aspettarli fuori? Oppure andarmene del tutto? Oppure...

domenica 14 dicembre 2014

Cena in famiglia

Il piano di mio fratello era semplice, chiaro e spero efficace. Francesca è sempre stata un tipino tutto pepe e se non fosse stata mia cognata ci avrei provato sicuramente in questi anni. Tante volte, nei momenti di assenza di Laura, avevo pensato alla mia cognatina abbandonandomi all'autoerotismo ed ero certo che se ci fosse stata un'unica persona in grado di spingere Laura di nuovo verso il tradimento, questa era lei. Quella sera cenammo insieme, Stefano ed io, completamente liberi dalle nostre donne. Si parlava del più e del meno... calcio, famiglia, ecc.. fino a quando, forzando un po' la cosa, cercai di introdurre l'argomento Laura. «Chissà le ragazze che stanno facendo... ormai è quasi trascorso il primo giorno». «Di che ti preoccupi?» rispose Stefano, «sicuramente ceneranno e poi andranno a nanna» disse per poi scoppiare in una grossa risata. Ero eccitatissimo ma allo stesso tempo preoccupato per la mia Laura, non sapendo con chi potesse entrare in contatto durante il weekend. Stefano percepì il paradossale conflitto che dentro di me stava avvenendo e cerco di rassicurarmi: «infondo le ragazze sono belle e Laura è così esplosiva. Diciamocelo chiaramente... quando tornerà Francesca ci racconterà tutto». Poi mi sorrise... «che ne dici se quando ci descriverà tutto, ma tutto tutto, noi due ci godiamo una bella sega davanti mia moglie?»
Sembrava più eccitato lui che io. Riuscì comunque a tirarmi su... «caro fratello, sei un genio!» esclamai ridendo. La cena proseguì mentre fantasticavamo sulle nostre mogliettine... immaginando anche effusioni tra loro in presenza di un terzo incomodo che le soddisfasse entrambe. Al termine lavammo i piatti e preparai un buon caffè prima di riaccompagnare a casa mio fratello in auto. Un pensiero però fisso nella mia mente non decideva di abbandonarmi... «sai qual'è il problema? E' che sono già stufo di sapere solo che mi tradisce... vorrei una prova!... Non so, mutandine sporche di sperma, una registrazione, una foto.» Alzai lo sguardo al cielo quando giunsi alla reale conclusione «Ecco... voglio vederla dal vivo scopare con un altro!». Stefano, serio come non mai, comprendendomi mi rispose «la tua Laura non è come Francesca... o per lo meno non sa di esserlo. E' già pentita di quanto successo e devi avere pazienza con lei. Altrimenti rischi di metterla alle strette e sfasciare il vostro rapporto», dunque aprì la portiera una volta che accostai. «mi raccomando, ricordati le mie parole fratellino» e si diresse verso il portone di casa. Non mi restava che tornarmene a casa, dove mi sarei consolato con un porno dopo aver più volte invano cercato di mettermi in contatto telefonico con Laura.

martedì 25 novembre 2014

Piacere, Mario



Ci ritrovammo al luogo dell’appuntamento davanti alla Spa alle 15.30 in punto di quel memorabile sabato pomeriggio. Laura fu accompagnata da Carlo e io da Stefano. Tutti e 3 anche se per ragioni diverse non vedevano l’ora di salutarsi e dare il via a quel week end. Laura visibilmente infastidita della presenza del marito non aspettava altro che potersi rilassare per lasciarsi alle spalle quella storia, i due fratelli altrettanto visibilmente eccitati invece non aspettavano altro che lasciare una libertà inaspettata alle loro mogli convinti entrambi che sarebbe stata un’esperienza unica, la prima di tante altre. Soltanto io mi sorpresi a provare sentimenti contrastanti, sicuramente euforica per la novità ma allo stesso tempo titubante nel vedere Stefano allontanarsi con il fratello. Ero certa anche io che sarebbe successo qualcosa di irrimediabile e mi dispiaceva pensare che mio marito non potesse esserne testimone. Ci eravamo preparati a lungo, avevamo fatto crescere insieme quel desiderio e proprio ora che era ad un passo da compiersi sentivo che mi sarebbe mancata una parte fondamentale. Ero quasi sul punto di chiedergli di restare quando fui trascinata da mia cognata verso l’entrata, impaziente di dedicarsi al relax più totale.
E così fu. Passammo l’intero pomeriggio tra saune, massaggi ed estetiste senza minimamente far accenno al vero motivo della nostra presenza là, senza mariti. Il viso di Laura acquistava luminosità con il passare del tempo e io non potevo fare a meno di ammirare il suo corpo, sinuoso e invitante che mi faceva sembrare quasi inevitabile quello che era successo. Fu prima di cena che non riuscii più a tenermi dentro la mia missione. Dovevamo parlare. Superai le reticenze di Laura, convinta che nessuno avrebbe mai scoperto il suo segreto.
“Carlo ci ha detto tutto” esordii brutalmente mentre eravamo in camera a prepararci per la cena.
“Tutto cosa?” rispose stupita, avvolta nell’accappatoio che avvolgeva le sue generose forme.
Io e Laura siamo due donne molto diverse, a quanto pare non soltanto fisicamente. L’esuberanza caratteriale che mancava a lei era ampiamente compensata da quella delle sue abbondanti tettone che provocherebbero l’istinto di attarcavici a qualsiasi essere umano indipendentemente dal sesso o dai gusti sessuali. E fu quell’istinto che mi spinse a proseguire calcando la mano, dovevo sapere ad ogni costo.
“Dai siamo qui da sole, a me puoi dirlo. Chi è lui? Lo conosco?”
“Chi ERA” Si affrettò a puntualizzare. “E’ una storia chiusa, non ne voglio parlare”
“Sbagli a fare così. Fidati le cose non sono come le immagini, se solo ti dessi una possibilità capiresti che tuo marito è tutt’altro che arrabbiato”
“Non mi importa di capire cosa stai dicendo. Ho sbagliato è stato un momento di debolezza, ma non ho intenzione di parlare ancora di Mario” si lasciò sfuggire.
“Ah si chiama Mario, e dimmi come è? Ne è valsa la pena?”
“Ora stai esagerando, basta Francesca!” era seriamente arrabbiata e io invece sempre più curiosa di conoscere questo Mario.
“Ok ti lascio in pace se mi dici almeno chi è, come lo hai conosciuto, poi non ne parliamo più promesso”
“Non lo conosci, è una storia vecchia. Mario è il mio ex dei tempi del liceo. Contenta? Ora possiamo andare a cena?”
“Si ok, ti lascio la doccia, fai prima tu io ne approfitto per chiamare Stefano intanto e vedere se si è organizzato per la cena”.
Laura si chiuse in bagno anche per evitare di dover rispondere ad altre domande e io feci effettivamente una telefonata, ma non a Stefano. Trovai il suo cellulare incautamente incustodito e mi misi furtivamente a cercare nella rubrica. Come aveva potuto registrarlo? Mario amante? Mario ex? Mario stallone? Mario maialino? No, quella era solo la mia immaginazione. Ovviamente lo trovai solo come Mario e basta. Feci partire la chiamata con l’anonimo, soltanto per sentirne la voce, come un’adolescente imbarazzata. Mi rispose una voce normalissima, calma, rilassata. Ascoltai un paio di “Pronto? Pronto?” prima di riattaccare. Fu probabilmente un segnale perchè poco dopo il cellulare di Laura prese a squillare e sul display comparve la scritta “Mario”. Non potevo farlo squillare a lungo, dovetti affrettarmi a rispondere.
Presi fiato: “Ciao, non dire nulla e ascoltami bene, non posso parlare. Non sono Laura ma è molto importante che tu venga qui il prima possibile. A cena, stasera.” Gli diedi l’indirizzo a attaccai senza aspettare la risposta. Fu una pazzia lo so ma era anche l’unica cosa possibile da fare. Non ero certa che sarebbe venuto ma feci leva sulla sua curiosità e non mi sbagliai. Il caso, o il destino, volle che il buon Mario non abitasse troppo lontano da là e anche che quella sera riuscì a trovare la scusa buona per liberarsi. Presi altro tempo nella preparazione per avere più probabilità di trovarlo ad aspettarci in sala. Considerai pure che era un uomo particolarmente pratico di situazioni strane perchè capì che non era il caso di richiamare, non lo fece per mia fortuna.
Scendemmo in sala, Laura vestita in maniera più che normale, per nulla vistosa anzi come spesso faceva, fece di tutto per non mettere in evidenza la sua quinta di seno. Io invece ci tenevo a fare bella figura con Mario e optai per il famoso vestitino che non richiedeva intimo sotto e non lo misi. Il ristorante non era molto pieno non fu difficile individuare l’unico uomo non accompagnato che si aggirava tra i tavoli in cerca di Laura. Soltanto lei che non si aspettava di trovare nessuno non ci fece caso. Lui la vide da lontano ma non essendo da sola non si avvicinò per prudenza. Probabilmente aspettò di assicurarsi che non ci fosse il marito prima di raggiungerci al tavolo dove ci sedemmo.
“Ma tu guarda che begli incontri si fanno da queste parti” esordì prima che Laura trovò il tempo di mettersi a gridare. Aveva un sorriso smagliante, sembrava seriamente felice di vederla come si rivede una vecchia amica dopo molti anni. Le porse la mano formalmente, perchè stava ancora studiando la situazione inconsueta.
“Non è possibile!” esclamò lei “Questo è un incubo”
“Ma no” intervenni per salvare la situazione. “Tutto mi sembra tranne che un incubo. Anzi direi proprio che il tuo incubo ha l’aspetto di un uomo molto affascinante. Piacere io sono Francesca” civettai porgendogli la mano. Mario divertito dalla situazione stette al gioco prendendomela e baciandomela con galanteria. Quel gesto mi spiazzò e a tutto mi fece pensare fuorchè ad uno che se ne approfitta.

“Si” fece lui “piacere mi sembra proprio la parola più indicata” e senza dire altro si accomodò chiamando il cameriere per far aggiungere un coperto al tavolo. La sua intraprendenza fece un grande effetto su di me, molto meno su Laura, sorpresa quanto imbarazzata dalla sua mossa.
“Non conosco ancora il tuo nome” continuai.
“Che sciocco! E’ evidente che Laura non ti abbia parlato di me, io sono Mario”