LAURA
Ritornammo in auto, Stefano ed io.
Fu il viaggio più
intenso, seppur breve, della mia vita. Seduta lì, al suo fianco, mi
chiedevo come riuscisse a sopportare quanto era accaduto e quanto ancora
doveva accadere; e come potesse trarre piacere da quella situazione.
Non una parola pronunciai per lungo tempo, mentre mille pensieri e
contorti ragionamenti affollavano la mia mente. Pensavo a Francesca, la
biasimavo ma allo stesso tempo ero in qualche modo invidiosa del suo
saper fare. Dentro di me stava avvenendo una vera e propria guerra: da
un lato la solita Laura, quella innamoratissima di Carlo e fedelissima
che mai si sognerebbe di tradirlo o ferirlo in alcun modo; e dall'altro
una nuova, anche se sempre esistita dentro di me, Laura. Quest'ultima
curiosissima di una vita sessuale diversa, caratterizzata da tutte
quelle perversioni che dall'adolescenza, sino ad oggi, mi avevano
stuzzicato e che io avevo sempre represso per amore e buon costume.
Stefano, accanto a me guidava fissando il fondo stradale e assorto
chissà in quale fantasia. Lo vedevo di tanto in tanto toccarsi la
coscia, sperando che il suo cellulare stesse vibrando, ma nulla. Lungo
il tragitto mi rivolse la parola una sola volta: «tutto bene?»; annuii
stringendo le gambe e rintanandomi un po' in me stessa subito dopo che
la sua calda mano, immagino per tranquillizzarmi, si era poggiata sulla
mia coscia.
Sapeva che ero rimasta sconvolta, sapeva che ero
contraria, sapeva che un po' ce l'avevo con entrambi; ed allora la
ritrasse e resto in silenzio per tutto il tempo.
Mi venne in mente
Carlo, il mio Carlo. Chissà a questo punto cosa stesse pensando di me.
Che fossi una puttana come Francesca? Sarà sicuramente furibondo.
«No, devo smetterla» mi dissi. «Non devo lasciarmi influenzare da strane
idee o fantasie. Il mio uomo è a casa che mi aspetta e sarò capace di
fargli capire che non l'ho tradito»... «questa sono io». Mandai un sms
al mio compagno: un semplice TI AMO.
Il viaggio proseguì sino a destinazione; Stefano parcheggiò e scendemmo dall'auto insieme.
CARLO
Solo, a casa, mi ero abbandonato a mille fantasie. Sapevo che le
ragazze, nonostante la notte inoltrata, stavano facendo ancora baldoria.
Unico fidato compagno, quel calice di rosso, aiutava la mia mente a
generare più e più situazioni, aumentando le mie incertezze ed allo
stesso tempo la mia eccitazione. Erano ormai le 3 passate ed io ero
ancora vestito: camicia blu a quadri e jeans, tutti regali di Laura. Col
mio portatile davanti e i miei pensieri in testa. Mi inviò un sms con
scritto TI AMO. Osai solo risponderle con un «anche io», ma da quel
momento iniziai a dare di matto. Piuttosto che considerare quell'sms
come la conferma della sua fedeltà, lo vedevo come un modo tutto suo per
scaricare i sensi di colpa, dopo aver peccato con qualcuno. Infondo era
con Francesca e solo una santa, in quella situazione, si sarebbe
comportata bene.
La immaginavo chissà con chi, fare cose che mai con
me aveva osato fare; e mentre una scena scorreva, veniva
improvvisamente interrotta da un'altra immagine che il mio cervello
perverso creava. Adesso era bendata, distesa su un letto in albergo, e
circondata da uomini di etnie diverse. Tutti l'accarezzavano e lei si
limitava a subire, inarcando di tanto in tanto la schiena sollevandola
dal materasso e permettendo alle tante mani di passare anche da lì
sotto.
Qualcuno si decise a velocizzare i tempi, tirò fuori il suo bel
cazzo e lo strinse forte iniziando a masturbarsi. Un altro lo seguì
offrendo stavolta il suo uccello alla mano di Laura che, prontamente,
senza nemmeno sapere di chi fosse, iniziò a segarlo con vigore. Di volta
in volta, uno dopo l'altro, gli uomini si denudarono ed iniziarono a
fare di Laura quel che volevano. Lei restava in quella posizione,
sottomessa, come se fosse un prodotto esposto su un bancone per gli
assaggiatori. La spogliarono tutta ed uno ad uno la scoparono, venendole
dentro fino a far colare un fiume di sperma dalle labbrone della sua
calda ed ormai sformata figa. Per tutto il tempo non disse una parola nè
emise un suono; era totalmente vittima di quei maschioni. Infine la
sbendarono per poi abbandonarla, completamente sporca del loro sesso lì
sul letto, tra le risatine generali di chi di loro si confrontava o
congratulava con il vicino o di chi commentava in modo spregevole la
dignità della mia Laura.
Restai a fantasticare fino alle 5 del
mattino, ubriaco di vino e gelosia, per poi cedere all'eccitazione e
dare sollievo al mio cazzo in bagno.


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