I nostri lettori

giovedì 1 gennaio 2015

Ti amo anch'io

                                                 LAURA

Ritornammo in auto, Stefano ed io.
Fu il viaggio più intenso, seppur breve, della mia vita. Seduta lì, al suo fianco, mi chiedevo come riuscisse a sopportare quanto era accaduto e quanto ancora doveva accadere; e come potesse trarre piacere da quella situazione. Non una parola pronunciai per lungo tempo, mentre mille pensieri e contorti ragionamenti affollavano la mia mente. Pensavo a Francesca, la biasimavo ma allo stesso tempo ero in qualche modo invidiosa del suo saper fare. Dentro di me stava avvenendo una vera e propria guerra: da un lato la solita Laura, quella innamoratissima di Carlo e fedelissima che mai si sognerebbe di tradirlo o ferirlo in alcun modo; e dall'altro una nuova, anche se sempre esistita dentro di me, Laura. Quest'ultima curiosissima di una vita sessuale diversa, caratterizzata da tutte quelle perversioni che dall'adolescenza, sino ad oggi, mi avevano stuzzicato e che io avevo sempre represso per amore e buon costume. Stefano, accanto a me guidava fissando il fondo stradale e assorto chissà in quale fantasia. Lo vedevo di tanto in tanto toccarsi la coscia, sperando che il suo cellulare stesse vibrando, ma nulla. Lungo il tragitto mi rivolse la parola una sola volta: «tutto bene?»; annuii stringendo le gambe e rintanandomi un po' in me stessa subito dopo che la sua calda mano, immagino per tranquillizzarmi, si era poggiata sulla mia coscia.


Sapeva che ero rimasta sconvolta, sapeva che ero contraria, sapeva che un po' ce l'avevo con entrambi; ed allora la ritrasse e resto in silenzio per tutto il tempo.
Mi venne in mente Carlo, il mio Carlo. Chissà a questo punto cosa stesse pensando di me. Che fossi una puttana come Francesca? Sarà sicuramente furibondo.
«No, devo smetterla» mi dissi. «Non devo lasciarmi influenzare da strane idee o fantasie. Il mio uomo è a casa che mi aspetta e sarò capace di fargli capire che non l'ho tradito»... «questa sono io». Mandai un sms al mio compagno: un semplice TI AMO.
Il viaggio proseguì sino a destinazione; Stefano parcheggiò e scendemmo dall'auto insieme.

                                                 CARLO
Solo, a casa, mi ero abbandonato a mille fantasie. Sapevo che le ragazze, nonostante la notte inoltrata, stavano facendo ancora baldoria. Unico fidato compagno, quel calice di rosso, aiutava la mia mente a generare più e più situazioni, aumentando le mie incertezze ed allo stesso tempo la mia eccitazione. Erano ormai le 3 passate ed io ero ancora vestito: camicia blu a quadri e jeans, tutti regali di Laura. Col mio portatile davanti e i miei pensieri in testa. Mi inviò un sms con scritto TI AMO. Osai solo risponderle con un «anche io», ma da quel momento iniziai a dare di matto. Piuttosto che considerare quell'sms come la conferma della sua fedeltà, lo vedevo come un modo tutto suo per scaricare i sensi di colpa, dopo aver peccato con qualcuno. Infondo era con Francesca e solo una santa, in quella situazione, si sarebbe comportata bene.
La immaginavo chissà con chi, fare cose che mai con me aveva osato fare; e mentre una scena scorreva, veniva improvvisamente interrotta da un'altra immagine che il mio cervello perverso creava. Adesso era bendata, distesa su un letto in albergo, e circondata da uomini di etnie diverse. Tutti l'accarezzavano e lei si limitava a subire, inarcando di tanto in tanto la schiena sollevandola dal materasso e permettendo alle tante mani di passare anche da lì sotto.
Qualcuno si decise a velocizzare i tempi, tirò fuori il suo bel cazzo e lo strinse forte iniziando a masturbarsi. Un altro lo seguì offrendo stavolta il suo uccello alla mano di Laura che, prontamente, senza nemmeno sapere di chi fosse, iniziò a segarlo con vigore. Di volta in volta, uno dopo l'altro, gli uomini si denudarono ed iniziarono a fare di Laura quel che volevano. Lei restava in quella posizione, sottomessa, come se fosse un prodotto esposto su un bancone per gli assaggiatori. La spogliarono tutta ed uno ad uno la scoparono, venendole dentro fino a far colare un fiume di sperma dalle labbrone della sua calda ed ormai sformata figa. Per tutto il tempo non disse una parola nè emise un suono; era totalmente vittima di quei maschioni. Infine la sbendarono per poi abbandonarla, completamente sporca del loro sesso lì sul letto, tra le risatine generali di chi di loro si confrontava o congratulava con il vicino o di chi commentava in modo spregevole la dignità della mia Laura.
Restai a fantasticare fino alle 5 del mattino, ubriaco di vino e gelosia, per poi cedere all'eccitazione e dare sollievo al mio cazzo in bagno.

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