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sabato 24 gennaio 2015

Confessioni tra cognati


Arrivai sotto casa di Laura e Carlo per riportare a casa mia cognata. Scendemmo dall'auto e l'accompagnai fino al portone. Eravamo entrambi un po' imbarazzati e non sapevamo cosa dire, ma apparentemente nessuno dei due voleva salutarsi chiudendola così. La mia mente intanto andava a Francesca e Mario immaginandoli in chissà quali evoluzioni erotiche e per questo il mio cazzo era duro, stretto nei pantaloni. Evidentemente Laura abbassando lo sguardo se ne accorse perché, ridendo nervosa mi disse:

"Ma davvero sei eccitato? Si vede. Come puoi esserlo in questo momento?"

"Penso a Francesca."

"Ma lei ora è con un altro. Come può eccitarti?"

"Non te lo so spiegare ma è così. E' mia moglie e desidero il suo piacere al di sopra di ogni cosa. E mi piace sapere che lei lo cerca così tanto da non accontentarsi di quello che le posso dare io."

"Anche per Carlo pensi che sia così?"

"Sì, il nostro è un sentimento di amore per voi."

"Allora cosa pensi che dovrei fare?"

"Dovete rendervi felici. Se la cosa a te non dispiace e non crea problemi, fai ciò che piace anche a lui. Fatelo insieme, anche se lo fai da sola."

"Sai, in questo momento un po' di invidia per tua moglie ce l'ho. Lei ora è con Mario, chissà cosa stanno facendo."

"E' un bravo amante?"

"Sì, è molto bravo. E molto porco. Non credevo, ma con lui ero diversa."

"E' questo che vogliamo, che possiate avere qualcosa che con noi, per colpa nostra o vostra, non riuscite ad avere. Delle sensazioni nuove, un piacere diverso."

"Mmm, mi sto eccitando anche io adesso, forse è meglio che vada di sopra da Carlo."

"Non sai io quanto, ora che mi hai parlato di Mario." nel dire questo mi toccai il cazzo attraverso la stoffa dei pantaloni. Non resistevo.

Ci guardammo. Io con una mano che premeva sul mio pacco rigonfio. Laura ad un certo punto infilò una mano sotto la gonna, per toccarsi.

"Scusami, ma devo farlo." disse mordendosi le labbra.

"Prego, fai pure." le risposi, slacciandomi i pantaloni.

Lei si tirò su la gonna, abbassando le mutandine. Con le dita si toccava avidamente il clitoride o se le infilava dentro. Io avevo estratto dai pantaloni il cazzo, durissimo, e me lo stavo segando.

Ci fissammo negli occhi per un po', mentre ci masturbavamo. Poi lei li chiuse e sussurrò:

"Oh, sì, Mario, sì, prendimi..."

La sentii venire, mentre io schizzavo il mio piacere sul pavimento, colpendo anche Laura con qualche goccia.

Poco dopo, ansimanti, ci salutammo. Lei corse su per le scale, io corsi fuori risistemandomi i pantaloni.

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