Ci ritrovammo al luogo dell’appuntamento davanti alla Spa
alle 15.30 in punto di quel memorabile sabato pomeriggio. Laura fu accompagnata
da Carlo e io da Stefano. Tutti e 3 anche se per ragioni diverse non vedevano l’ora
di salutarsi e dare il via a quel week end. Laura visibilmente infastidita
della presenza del marito non aspettava altro che potersi rilassare per
lasciarsi alle spalle quella storia, i due fratelli altrettanto visibilmente
eccitati invece non aspettavano altro che lasciare una libertà inaspettata alle
loro mogli convinti entrambi che sarebbe stata un’esperienza unica, la prima di
tante altre. Soltanto io mi sorpresi a provare sentimenti contrastanti,
sicuramente euforica per la novità ma allo stesso tempo titubante nel vedere
Stefano allontanarsi con il fratello. Ero certa anche io che sarebbe successo
qualcosa di irrimediabile e mi dispiaceva pensare che mio marito non potesse
esserne testimone. Ci eravamo preparati a lungo, avevamo fatto crescere insieme
quel desiderio e proprio ora che era ad un passo da compiersi sentivo che mi
sarebbe mancata una parte fondamentale. Ero quasi sul punto di chiedergli di
restare quando fui trascinata da mia cognata verso l’entrata, impaziente di
dedicarsi al relax più totale.
E così fu. Passammo l’intero pomeriggio tra saune, massaggi
ed estetiste senza minimamente far accenno al vero motivo della nostra presenza
là, senza mariti. Il viso di Laura acquistava luminosità con il passare del
tempo e io non potevo fare a meno di ammirare il suo corpo, sinuoso e invitante
che mi faceva sembrare quasi inevitabile quello che era successo. Fu prima di
cena che non riuscii più a tenermi dentro la mia missione. Dovevamo parlare.
Superai le reticenze di Laura, convinta che nessuno avrebbe mai scoperto il suo
segreto.
“Carlo ci ha detto tutto” esordii brutalmente mentre eravamo
in camera a prepararci per la cena.
“Tutto cosa?” rispose stupita, avvolta nell’accappatoio che
avvolgeva le sue generose forme.
Io e Laura siamo due donne molto diverse, a quanto pare non
soltanto fisicamente. L’esuberanza caratteriale che mancava a lei era
ampiamente compensata da quella delle sue abbondanti tettone che
provocherebbero l’istinto di attarcavici a qualsiasi essere umano
indipendentemente dal sesso o dai gusti sessuali. E fu quell’istinto che mi
spinse a proseguire calcando la mano, dovevo sapere ad ogni costo.
“Dai siamo qui da sole, a me puoi dirlo. Chi è lui? Lo
conosco?”
“Chi ERA” Si affrettò a puntualizzare. “E’ una storia
chiusa, non ne voglio parlare”
“Sbagli a fare così. Fidati le cose non sono come le
immagini, se solo ti dessi una possibilità capiresti che tuo marito è tutt’altro
che arrabbiato”
“Non mi importa di capire cosa stai dicendo. Ho sbagliato è
stato un momento di debolezza, ma non ho intenzione di parlare ancora di Mario”
si lasciò sfuggire.
“Ah si chiama Mario, e dimmi come è? Ne è valsa la pena?”
“Ora stai esagerando, basta Francesca!” era seriamente
arrabbiata e io invece sempre più curiosa di conoscere questo Mario.
“Ok ti lascio in pace se mi dici almeno chi è, come lo hai
conosciuto, poi non ne parliamo più promesso”
“Non lo conosci, è una storia vecchia. Mario è il mio ex dei
tempi del liceo. Contenta? Ora possiamo andare a cena?”
“Si ok, ti lascio la doccia, fai prima tu io ne approfitto
per chiamare Stefano intanto e vedere se si è organizzato per la cena”.
Laura si chiuse in bagno anche per evitare di dover
rispondere ad altre domande e io feci effettivamente una telefonata, ma non a
Stefano. Trovai il suo cellulare incautamente incustodito e mi misi
furtivamente a cercare nella rubrica. Come aveva potuto registrarlo? Mario
amante? Mario ex? Mario stallone? Mario maialino? No, quella era solo la mia
immaginazione. Ovviamente lo trovai solo come Mario e basta. Feci partire la
chiamata con l’anonimo, soltanto per sentirne la voce, come un’adolescente
imbarazzata. Mi rispose una voce normalissima, calma, rilassata. Ascoltai un
paio di “Pronto? Pronto?” prima di riattaccare. Fu probabilmente un segnale
perchè poco dopo il cellulare di Laura prese a squillare e sul display comparve
la scritta “Mario”. Non potevo farlo squillare a lungo, dovetti affrettarmi a
rispondere.
Presi fiato: “Ciao, non dire nulla e ascoltami bene, non
posso parlare. Non sono Laura ma è molto importante che tu venga qui il prima
possibile. A cena, stasera.” Gli diedi l’indirizzo a attaccai senza aspettare
la risposta. Fu una pazzia lo so ma era anche l’unica cosa possibile da fare. Non
ero certa che sarebbe venuto ma feci leva sulla sua curiosità e non mi
sbagliai. Il caso, o il destino, volle che il buon Mario non abitasse troppo
lontano da là e anche che quella sera riuscì a trovare la scusa buona per
liberarsi. Presi altro tempo nella preparazione per avere più probabilità di
trovarlo ad aspettarci in sala. Considerai pure che era un uomo particolarmente
pratico di situazioni strane perchè capì che non era il caso di richiamare, non
lo fece per mia fortuna.
Scendemmo in sala, Laura vestita in maniera più che normale,
per nulla vistosa anzi come spesso faceva, fece di tutto per non mettere in
evidenza la sua quinta di seno. Io invece ci tenevo a fare bella figura con
Mario e optai per il famoso vestitino che non richiedeva intimo sotto e non lo
misi. Il ristorante non era molto pieno non fu difficile individuare l’unico
uomo non accompagnato che si aggirava tra i tavoli in cerca di Laura. Soltanto
lei che non si aspettava di trovare nessuno non ci fece caso. Lui la vide da
lontano ma non essendo da sola non si avvicinò per prudenza. Probabilmente
aspettò di assicurarsi che non ci fosse il marito prima di raggiungerci al
tavolo dove ci sedemmo.
“Ma tu guarda che begli incontri si fanno da queste parti”
esordì prima che Laura trovò il tempo di mettersi a gridare. Aveva un sorriso
smagliante, sembrava seriamente felice di vederla come si rivede una vecchia
amica dopo molti anni. Le porse la mano formalmente, perchè stava ancora
studiando la situazione inconsueta.
“Non è possibile!” esclamò lei “Questo è un incubo”
“Ma no” intervenni per salvare la situazione. “Tutto mi
sembra tranne che un incubo. Anzi direi proprio che il tuo incubo ha l’aspetto
di un uomo molto affascinante. Piacere io sono Francesca” civettai porgendogli
la mano. Mario divertito dalla situazione stette al gioco prendendomela e
baciandomela con galanteria. Quel gesto mi spiazzò e a tutto mi fece pensare
fuorchè ad uno che se ne approfitta.
“Si” fece lui “piacere mi sembra proprio la parola più
indicata” e senza dire altro si accomodò chiamando il cameriere per far
aggiungere un coperto al tavolo. La sua intraprendenza fece un grande effetto
su di me, molto meno su Laura, sorpresa quanto imbarazzata dalla sua mossa.
“Non conosco ancora il tuo nome” continuai.
“Che sciocco! E’ evidente che Laura non ti abbia parlato di
me, io sono Mario”

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