I nostri lettori

martedì 25 novembre 2014

Piacere, Mario



Ci ritrovammo al luogo dell’appuntamento davanti alla Spa alle 15.30 in punto di quel memorabile sabato pomeriggio. Laura fu accompagnata da Carlo e io da Stefano. Tutti e 3 anche se per ragioni diverse non vedevano l’ora di salutarsi e dare il via a quel week end. Laura visibilmente infastidita della presenza del marito non aspettava altro che potersi rilassare per lasciarsi alle spalle quella storia, i due fratelli altrettanto visibilmente eccitati invece non aspettavano altro che lasciare una libertà inaspettata alle loro mogli convinti entrambi che sarebbe stata un’esperienza unica, la prima di tante altre. Soltanto io mi sorpresi a provare sentimenti contrastanti, sicuramente euforica per la novità ma allo stesso tempo titubante nel vedere Stefano allontanarsi con il fratello. Ero certa anche io che sarebbe successo qualcosa di irrimediabile e mi dispiaceva pensare che mio marito non potesse esserne testimone. Ci eravamo preparati a lungo, avevamo fatto crescere insieme quel desiderio e proprio ora che era ad un passo da compiersi sentivo che mi sarebbe mancata una parte fondamentale. Ero quasi sul punto di chiedergli di restare quando fui trascinata da mia cognata verso l’entrata, impaziente di dedicarsi al relax più totale.
E così fu. Passammo l’intero pomeriggio tra saune, massaggi ed estetiste senza minimamente far accenno al vero motivo della nostra presenza là, senza mariti. Il viso di Laura acquistava luminosità con il passare del tempo e io non potevo fare a meno di ammirare il suo corpo, sinuoso e invitante che mi faceva sembrare quasi inevitabile quello che era successo. Fu prima di cena che non riuscii più a tenermi dentro la mia missione. Dovevamo parlare. Superai le reticenze di Laura, convinta che nessuno avrebbe mai scoperto il suo segreto.
“Carlo ci ha detto tutto” esordii brutalmente mentre eravamo in camera a prepararci per la cena.
“Tutto cosa?” rispose stupita, avvolta nell’accappatoio che avvolgeva le sue generose forme.
Io e Laura siamo due donne molto diverse, a quanto pare non soltanto fisicamente. L’esuberanza caratteriale che mancava a lei era ampiamente compensata da quella delle sue abbondanti tettone che provocherebbero l’istinto di attarcavici a qualsiasi essere umano indipendentemente dal sesso o dai gusti sessuali. E fu quell’istinto che mi spinse a proseguire calcando la mano, dovevo sapere ad ogni costo.
“Dai siamo qui da sole, a me puoi dirlo. Chi è lui? Lo conosco?”
“Chi ERA” Si affrettò a puntualizzare. “E’ una storia chiusa, non ne voglio parlare”
“Sbagli a fare così. Fidati le cose non sono come le immagini, se solo ti dessi una possibilità capiresti che tuo marito è tutt’altro che arrabbiato”
“Non mi importa di capire cosa stai dicendo. Ho sbagliato è stato un momento di debolezza, ma non ho intenzione di parlare ancora di Mario” si lasciò sfuggire.
“Ah si chiama Mario, e dimmi come è? Ne è valsa la pena?”
“Ora stai esagerando, basta Francesca!” era seriamente arrabbiata e io invece sempre più curiosa di conoscere questo Mario.
“Ok ti lascio in pace se mi dici almeno chi è, come lo hai conosciuto, poi non ne parliamo più promesso”
“Non lo conosci, è una storia vecchia. Mario è il mio ex dei tempi del liceo. Contenta? Ora possiamo andare a cena?”
“Si ok, ti lascio la doccia, fai prima tu io ne approfitto per chiamare Stefano intanto e vedere se si è organizzato per la cena”.
Laura si chiuse in bagno anche per evitare di dover rispondere ad altre domande e io feci effettivamente una telefonata, ma non a Stefano. Trovai il suo cellulare incautamente incustodito e mi misi furtivamente a cercare nella rubrica. Come aveva potuto registrarlo? Mario amante? Mario ex? Mario stallone? Mario maialino? No, quella era solo la mia immaginazione. Ovviamente lo trovai solo come Mario e basta. Feci partire la chiamata con l’anonimo, soltanto per sentirne la voce, come un’adolescente imbarazzata. Mi rispose una voce normalissima, calma, rilassata. Ascoltai un paio di “Pronto? Pronto?” prima di riattaccare. Fu probabilmente un segnale perchè poco dopo il cellulare di Laura prese a squillare e sul display comparve la scritta “Mario”. Non potevo farlo squillare a lungo, dovetti affrettarmi a rispondere.
Presi fiato: “Ciao, non dire nulla e ascoltami bene, non posso parlare. Non sono Laura ma è molto importante che tu venga qui il prima possibile. A cena, stasera.” Gli diedi l’indirizzo a attaccai senza aspettare la risposta. Fu una pazzia lo so ma era anche l’unica cosa possibile da fare. Non ero certa che sarebbe venuto ma feci leva sulla sua curiosità e non mi sbagliai. Il caso, o il destino, volle che il buon Mario non abitasse troppo lontano da là e anche che quella sera riuscì a trovare la scusa buona per liberarsi. Presi altro tempo nella preparazione per avere più probabilità di trovarlo ad aspettarci in sala. Considerai pure che era un uomo particolarmente pratico di situazioni strane perchè capì che non era il caso di richiamare, non lo fece per mia fortuna.
Scendemmo in sala, Laura vestita in maniera più che normale, per nulla vistosa anzi come spesso faceva, fece di tutto per non mettere in evidenza la sua quinta di seno. Io invece ci tenevo a fare bella figura con Mario e optai per il famoso vestitino che non richiedeva intimo sotto e non lo misi. Il ristorante non era molto pieno non fu difficile individuare l’unico uomo non accompagnato che si aggirava tra i tavoli in cerca di Laura. Soltanto lei che non si aspettava di trovare nessuno non ci fece caso. Lui la vide da lontano ma non essendo da sola non si avvicinò per prudenza. Probabilmente aspettò di assicurarsi che non ci fosse il marito prima di raggiungerci al tavolo dove ci sedemmo.
“Ma tu guarda che begli incontri si fanno da queste parti” esordì prima che Laura trovò il tempo di mettersi a gridare. Aveva un sorriso smagliante, sembrava seriamente felice di vederla come si rivede una vecchia amica dopo molti anni. Le porse la mano formalmente, perchè stava ancora studiando la situazione inconsueta.
“Non è possibile!” esclamò lei “Questo è un incubo”
“Ma no” intervenni per salvare la situazione. “Tutto mi sembra tranne che un incubo. Anzi direi proprio che il tuo incubo ha l’aspetto di un uomo molto affascinante. Piacere io sono Francesca” civettai porgendogli la mano. Mario divertito dalla situazione stette al gioco prendendomela e baciandomela con galanteria. Quel gesto mi spiazzò e a tutto mi fece pensare fuorchè ad uno che se ne approfitta.

“Si” fece lui “piacere mi sembra proprio la parola più indicata” e senza dire altro si accomodò chiamando il cameriere per far aggiungere un coperto al tavolo. La sua intraprendenza fece un grande effetto su di me, molto meno su Laura, sorpresa quanto imbarazzata dalla sua mossa.
“Non conosco ancora il tuo nome” continuai.
“Che sciocco! E’ evidente che Laura non ti abbia parlato di me, io sono Mario”

lunedì 24 novembre 2014

Laura

La sera dopo, finito di cenare con Francesca tirai fuori il discorso.

"Sai, ho pensato tutt'oggi a quello che ci ha detto ieri mio fratello e penso di aver trovato una soluzione."

"Davvero? Certo che è ben strana come situazione, non trovi?" mi rispose Francesca con un sorriso di cui non colsi con certezza il significato.

"Be' sì, è strano, ma lui le vuole molto bene..."

"Se lo dici tu..."

Iniziai a spiegarle il mio piano che prevedeva che lei avrebbe invitato Laura a fare un weekend tra sole donne presso una località termale per rilassarsi e staccare un po'. Sfruttando l'amicizia e la complicità femminile avrebbe poi dovuto cercare di far venire fuori il discorso del tradimento, facendole capire che ciò che aveva fatto non era la fine del mondo, che un rapporto può essere solido anche con episodi del genere. Se lei si fosse mostrata ricettiva su questi temi poteva poi scattare la seconda fase del piano, quella ad indurla a ripetere la cosa. Non sarebbe stato difficile per due belle e giovani donne, in un ambiente caldo e rilassante come una spa, fare colpo su qualcuno, flirtare un po', sedurre sfruttando la lontananza dai mariti. Francesca avrebbe dovuto farle capire che lei per prima era disponibile a farlo e che non pensava che questo avrebbe messo in pericolo il nostro matrimonio. Doveva aiutarla, sostenerla e incoraggiarla.

Mi lasciai un po' prendere dal racconto, cominciai ad ipotizzare possibili avvenimenti e come farli succedere. Francesca aveva ascoltato tutto il mio discorso senza dire niente, continuando a mettere a posto in cucina per poi venire verso la fine a sedersi ai miei piedi.

Mi interruppi ad un certo punto accorgendomi che mi guardava con uno strano sorriso malizioso.

"Eh, che dici?"

"Dico... che in tutto questo non ho capito cosa devo fare io per incoraggiarla... sostenerla... darle l'esempio... "

"Ehm... non lo so..."

"Non ho capito" e mentre lo diceva cominciò a farmi salire una mano lungo la coscia "se tu vuoi che la tua dolce cognata metta le corna a tuo fratello oppure..."

"Oppure?" dissi deglutendo nervosamente

"Oppure le corna le vuoi anche te... soprattutto te... forse non siete tanto diversi, mi sbaglio?" e nel dire questo con la mano arrivò sul mio pacco, trovandolo decisamente duro. "No..." scoppiò in una risatina "non mi sto sbagliando per niente... siete due porci... che volete le mogli zoccole..."

Mi abbassò la cerniera e tirò fuori il cazzo durissimo. Gli passò la lingua sopra e poi si fermò.

"Va bene. Lo farò. E sarai cornuto anche te..."

Nel sentire quelle parole, nel vedere il suo sguardo mentre le pronunciava, ebbi un orgasmo improvviso e abbondante. Francesca rise di nuovo.

"Sei un vero porco..."

***************

Passò qualche giorno. Francesca era stata di parola e aveva organizzato tutto. Laura aveva accettato subito, senza fare storie. Le aveva anche accennato che le avrebbe fatto bene perché con Carlo era un periodo un po' difficile e stare un po' con un'amica le avrebbe fatto bene.

Eravamo quindi arrivati al giorno della partenza. Guardavo Francesca preparare la valigia.

Mi erano venuti molti dubbi. Forse avevo esagerato, forse non volevo veramente che accadesse. Ma poi pensandoci mi si induriva il cazzo e i dubbi sparivano. Poi non potevo apparire debole davanti a lei. Ormai mi ero esposto.

"Ah, prendi su quelle?" dissi indicando un paio di scarpe col tacco, anzi il paio di scarpe di Francesca che preferivo, quelle con cui era sexy più che mai, quelle che metteva per arraparmi, quelle con cui diverse volte si era lasciata scopare.

"Sì, perché? Problemi?" mi rispose sogghignando.

"E quel vestito?" quello che la fasciava lasciando pochissimo all'immaginazione, quello che spesso portava senza niente sotto, perché se no si vedeva il segno...

"Sì, ma non so se usarlo o prestarlo a Laura..." si avvicinò e mi toccò il cazzo da sopra i pantaloni. "No, tranquillo, lo metterò io..."

Continuai a guardarla, eccitato, mentre finiva di prepararsi.

"Ah, senti..." mi chiese con molta naturalezza. "Ce li hai dei preservativi o li devo comprare? Guarda nel cassetto se ce ne sono..."

Glieli allungai ma nel porgerglieli non lasciai subito la scatola. Rimanemmo un attimo fermi, ognuno tenendo un'estremita.

"Ti amo." le dissi.

"Anch'io, non sai quanto." mi rispose.

mercoledì 19 novembre 2014

Un caffè...bollente



Della storia delle mie mutandine e di Marco non si seppe più nulla, molto probabilmente le considerò un gentile omaggio ed essendo troppo amici non trovò mai il coraggio di farsi avanti, ma al di là del primo reale cazzo perso qualcosa di buono lo portò: la consapevolezza ormai che eravamo pronti come coppia ad andare oltre, forse qualcosa in più della consapevolezza...una vera e propria esigenza.
Ma la vita si sa è sempre più preparata di noi e non manca di servirci le coincidenze giuste al momento giusto. So che gli avvenimenti che seguiranno hanno dell’incredibile ma vi assicuro che le cose andarono pressapoco così...
Un tardo pomeriggio di una domenica di non troppo tempo fa ricevemmo a casa la telefonata di Carlo, il fratello di Stefano che ci pregava di vederci al più presto per parlarci di una cosa della massima urgenza e a nulla valsero gli inviti a dirci di cosa si trattasse, sembrava una cosa davvero troppo importante decidemmo divederci per un caffè dopo un’ora.
Devo dire che eravamo piuttosto allarmati, Carlo è sempre stato una persona molto riservata, di lui e dei suoi problemi non avevamo mai avuto notizia e mai ci saremmo aspettati di doverci precipitare all’improvviso per una cosa che di sicuro non si sarebbe potuta rimandare.
Arrivammo in anticipo all’appuntamento e Carlo era già seduto al tavolino ad aspettarci. Ci salutammo timidamente come sempre e fu davvero difficile intavolare la discussione.
Finito il caffè e dopo averci girato intorno ancora a lungo, Stefano dovette rivolgergli la domanda diretta:
“E allora si può sapere cosa è successo? E soprattutto perchè sei da solo? Laura dove è?” furono le parole magiche, Carlo iniziò a parlare non sapendo bene da dove cominciare.
“E’ proprio questo il punto... Laura...” un silenzio incomprensibile.
“Laura, cosa?” di nuovo Stefano.
“Laura mi ha.....mi ha....”
“Laura ti ha????” in coro e quasi spazientiti io e Stefano.
“E va bene, si Laura mi ha tradito!”
Caò il gelo tipico di chi impreperato non sa cosa dire. E non solo quello. Guardai stefano negli occhi e lui abbassò lo sguardo, come se si sentisse colpevole di qualcosa e solo a casa mi confessò di aver avuto un’erezione imbarazzante considerata la situazione.
Cercammo le parole migliori per consolarlo e invitarlo a chiarirsi, a capire e perfino a perdonare nel caso ma furono del tutto inutili perchè il racconto non era finito, anzi si può dire che fosse appena iniziato.
“Ma il problema non sono io” ci spiegò con calma Carlo. “Il problema è che lei si sente talmente in colpa che non fa altro che piangere e giurarmi che non accadrà più”
“Beh, buon segno” feci io “basterà un pò di tempo e dimenticherete tutto”

“Ma il punto è proprio che io non voglio dimenticare”
“Dai Carlo, ora sei arrabbiato è normale, ma questo non ti porterà a nulla” continuò Stefano con una mano sotto il tavolino a sistemarsi l’elastico del boxer diventato insopportabile.
“Siete proprio fuori strada! Io non voglio dimenticare e non voglio nemmeno che non succeda più perchè la cosa mi ha eccitato da morire! Solo che non so come dirlo a Laura, specialmente ora che reagisce così, ed è per questo che ho chiamato voi. E’ una situazione troppo delicata, solo a voi potevo dirla e solo voi potete aiutarmi ora. Siete voi i nostri testimoni di nozze e siete voi ora che dovete darmi una mano. Non sono pazzo vi assicuro, dovete parlare con lei, tutti e due, farle capire come stanno le cose e che io voglio solo la sua felicità, con chiunque possa donargliela. Ditemi che farete questo per me”

martedì 18 novembre 2014

I dubbi...

Il giorno dopo non dovevo andare al lavoro mentre Francesca sì. Ero quindi solo in casa. Mi venne spontaneo ripensare agli eventi della sera prima, a tutto quello che era successo, alla trasgressione che stavamo facendo entrare nel nostro rapporto. Mi eccitai all'istante e passai lungo tempo a masturbarmi, evitando di raggiungere l'orgasmo per rivivere con la mente gli avvenimenti.
 

Ad un certo punto mi tornò in mente una cosa che avevo notato e ma che non avevo subito capito. Mentre stavo prendendo le mie cose dall'armadietto avevo visto Francesca, riflessa nel piccolo specchio, compiere uno strano gesto. Pensando che io non la stessi vedendo aveva lasciato cadere a terra le mutandine, senza quindi rimettersele. Però poi, e ci ripensai in quel momento, non le aveva più raccolte e per terra non c'erano. Capii che le aveva lasciate cadere dentro alla borsa che il nostro amico Marco aveva lasciato lì, sperando di rientrare con noi. Cosa significava dunque questo gesto? Erano d'accordo fra loro? Voleva provocarlo? E lui come avrebbe reagito?

Avevo tante domande nella testa ma non feci in tempo a farmele tutte perché la storia che mi si stava creando nella testa mi stava eccitando più di quanto mi aspettassi.

Pensavo a Francesca, vestita come era uscita quella mattina, che si presenta a casa di Marco perché lui le ha scritto che aveva qualcosa di suo da darle. La vedo entrare con lui in camera. Immagino che lui si sieda sul letto e cominci ad armeggiare con i propri pantaloni.

"Ieri sera ho trovato queste... forse sono tue... scusa ma per non perderle le ho tenute in un posto sicuro"

Abbassandosi i pantaloni e le mutande Marco mostra a Francesca le sue mutandine, attorcigliate intorno al cazzo, già semirigido.

"Oh... dici che sono le mie?" chiede lei, fingendo stupore e ingenuità.

"Non lo so, forse c'è solo un modo per scoprirlo." dice indicandola.

Francesca capisce e con movimenti sensuali comincia a far salire la gonna aderente al ginocchio che porta. Sembra quasi che improvvisi uno spogliarello davanti a lui, il cui cazzo intanto si erge completamente. Me lo immagino enorme, più di quanto posso averlo stimato vedendolo sotto la doccia.

Quando la gonna è su del tutto Francesca si finge sorpresa del fatto di non indossare nulla.

"Oh, forse hai ragione, mi sa che sono proprio le mie... infatti non ce le ho..."

"Bene, allora vieni a prendertele."

Francesca lentamente e sensualmente va verso Marco, sale con le ginocchia sul letto dove lui è seduto e si siede a sua volta su di lui, impalandosi sul cazzo. Li vedo che iniziano a scopare e poi...

E poi... non riuscii ad andare molto avanti perché l'orgasmo mi coglieva improvvisamente. La immaginai di nuovo la scena, dopo poco, masturbandomi di nuovo, e ancora la cosa mi eccitò in modo esagerato.

Dovevo fare qualcosa, dovevo fare in modo che tutte queste non restassero solo mie fantasie. Dovevo convincere Francesca a viverle con me. Magari non necessariamente con Marco, magari con qualcuno che non conoscevamo, però l'idea di mia moglie con un altro uomo ormai era diventata troppo eccitante. Lo capii dal fatto che anche pensandoci nel periodo immediatamente successivo all'orgasmo, quando il desiderio cala, non era una ipotesi che rifiutavo.

Dovevo fare qualcosa insieme a Francesca...

E se lei fosse stata più avanti di me e stesse già vivendo certe fantasie? In fondo le mutandine le aveva lasciate cadere veramente... E se... E se...

Venni nuovamente, come risposta ai miei tanti dubbi.