I nostri lettori

sabato 24 gennaio 2015

Il fidanzamento



Le vacanze di Natale erano finite da un pò e con esse anche le nostre trasgressioni, o meglio solo messe in standby. Ognuno di noi ritornò alla frenesia della vita quotidiana e ci lasciammo poco spazio per ripensare a tutto quello che era successo quella notte. Ma come fuoco sotto la cenere il nostro desiderio continuava a ardere nell’attesa della giusta scintilla. Io continuai a sentire Mario ogni tanto con sms che  ricordavano quella notte che puntualmente mi facevano inumidire le mutandine e nonostante Stefano non seppe mai nel dettaglio quello che era accaduto in quel letto, ogni volta che mi trovava in quello stato sapeva che era merito di Mario e si precipitava a leccare contento l’eccitazione procuratomi da un altro uomo. Per Carlo e laura più o meno fu lo stesso. Senza parlarne mai, ogni volta che lei ripensava al cazzo di mio marito si bagnava più del solito e lui si deliziava del suo sapere, consapevole del fatto che fosse successo qualcosa di cui non era a conoscenza. Oltre a leccarci di continuo i nostri uomini si dedicavano lunghe e coinvolgenti masturbazioni durante le quali si sentivano liberi di immaginarci in situazioni sempre più spinte manco fossimo nelle loro fantasie due attrici porno.
Uno di quei freddissimi sabati di gennaio quando non si metterebbe il piede fuori di casa per nulla al mondo, io e Stefano decidemmo che quell’attesa era durata anche troppo e organizzammo una cena invitando Carlo e Laura a casa. In passato ci eravamo frequentati pochissimo e sembrava quasi che ci stessimo conoscendo ora per la prima volta e tutto sommato era proprio così. Mi dedicai alla cucina tutto il pomeriggio, un pò per impegnare il tempo e un pò perchè ci tenevo davvero a stringere amicizia con i miei cognati. In un certo senso era come se mi sentissi in debito verso Laura, senza di lei probabilmente  non mi sarei potuta godere quella notte e il grosso cazzo di Mario che ancora a distanza di tre settimane frequentava i miei sogni più erotici. Pur non sapendo esattamente perchè ma immaginandolo sentivo che Stefano provava sentimenti simili verso nostra cognata e fu lui a chiamarla per invitarli.
Quando entrò in cucina per dirmi che avevano accettato non potei fare a meno di notare la sua vigorosa erezione attraverso la tuta e ne fui compiaciuta. Ero contenta che avessero accettato e glielo dissi con un bacio lungo, caldo e innamorato ma subito dopo piazzai una mano su quel pacco duro.
“E questo?” chiesi divertita.
“Un omaggio per te mia cara!” fu la sua risposta troppo affrettata quasi a volersi giustificare.
“Uhm...non credo proprio sai?” lo incalzai stringendo quasi a fargli male. “Hai appena sentito Laura al telefono, è questo l’effetto che ti fa la voce di tua cognata?”
“Beh...Laura è una donna molto bella e anche molto più calda di quello che vuole far apparire..”
“Ah si? E tu come lo sai sentiamo” mentre stavo già abbassando la tuta per controllare meglio se stesse dicendo la verità.
“No ma io dicevo per dire...e poi scusa non è stata lei la prima a piazzare un bel paio di corna al marito?”
Corna sembrava la parola magica, solo a pronunciarla il suo cazzo ebbe un sussulto e io lo liberai del tutto dalla scomoda copertura del boxer. Svettava davanti a me, con la testa già lucida. Evidentemente quel discorso era uno dei suoi preferiti e io non volevo perdere l’occasione per farlo confessare. Mi inginocchiai, lo guardai e mi fermai a pensare che dopo la mia notte con Mario per un motivo o per un altro non glielo avevo più preso in bocca, avevo goduto tante volte nella sua ma lui niente. Fui colta da una voglia irrefrenabile di sentire il cazzo duro di mio marito riempirmi la bocca ma più di tutto desideravo farglielo mentre lui sognava un’altra donna, magari proprio Laura. Tirai fuori la lingua e presi a leccare la cappella impregnata di umori.
Feci un lavoro molto accurato mentre lui sospirava in attesa di essere preso tra le mie labbra ma quando ebbi lucidato quel cappellone violaceo mi fermai.
“Insomma non si può sapere cosa ti ha detto al telefono quella puttanella di tua cognata per farti venire su un cazzo del genere?”
“Ma come parli?? Guarda che è anche tua cognata, la moglie di mio fratello!”
“Quel porco cornuto di tuo fratello forse volevi dire!”
Il mio linguaggio sboccato stava facendo troppo effetto. Stefano mi afferrò la testa con le mani e mi spinse sul suo cazzo costringendomi a ingoiarlo.
“Cazzo Frà quanto parli! E succhia no? O vuoi che lo chieda davvero a Laura? Sai con quelle labbra come lo avvolgerebbe bene il cazzo di tuo marito? E poi vediamo chi ha le corna qui!” Aveva capito benissimo lo spirito del gioco. Più parlava di Laura più mi eccitavo e glielo succhiavo furiosa in quel misto di gelosia, invidia e arrapamento che soltanto chi ha messo o ricevuto le corna almeno una volta può comprendere. Quando sentii che stava per venire invece di lasciarlo esplodere mi fermai. “La conserviamo a Laura allora?
“Nemmeno per sogno, è tutta tua sbrigati PUTTANA fammi godere!”
Quelle parole mi infiammarono perchè un’altra cosa molto importante da sapere sulle corna è che per quanto sia leggittimo andare a letto con altri senza nasconderselo, ciò che eccita è sapere di appartenersi molto di più. Stefano aveva ragione, quella sborra era mia, dedicata a Laura ma sempre mia e con un sospiro di soddisfazione mandai giu tutto il nettare che sembrava non finire mai.
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Alle 20.30 puntualissimi suonarono al campanello i nostri ospiti. Stefano andò ad aprire, salutò divertito e complice il fratello, prese le bottiglie di vino che aveva portato e lo fece accomodare mentre si perdeva in mille complimenti a Laura manco la stesse vedendo per la prima volta. Il bello era che conoscendo già la casa furono subito a loro agio e l’atmosfera fu molto rilassata. Portai l’apertivo mentre erano già seduti sul divano a chiacchierare e subito fui sconvolta dalla visione di Carlo. Per la prima volta in tanti anni lo guardavo con occhi diversi, non era più il fratellino di mio marito ma un uomo molto elegante, bello e raggiante seduto sul divano di casa mia. Sulla sua eleganza si sprecarono le battute era davvero troppo elegante per una serata informale, lui sorrideva con l’aria di chi sapeva qualcosa che noi ancora non conoscevamo e il tempo passò così fino al momento di metterci a tavola. Durante la cena però accadde qualcosa. Come una specie di calamite ad ognuno venne naturale dedicare maggiore attenzione al partner dell’altro e finimmo quasi a portare avanti due conversazioni separate come se le vere coppie si fossero invertite. Stefano e Laura presi da discorsi impegnati sulla situazione politica si trovarono d’accordo quasi su tutto, io e Carlo parlavamo di musica e pure per noi fu la stessa cosa. Non so quanto fu casuale o studiata la cosa ma funzionò e dette modo a Carlo di introdurre quello che voleva dirci fin dall’inizio.
“Ma solo io mi sono accorto di quante cose in comune abbiamo io e Francesca e quante anche voi due?” fu la sua domanda.
“Beh che Stefano fosse una persona molto interessante io l’ho sempre saputo” rispose la moglie.
“E io potrei dire lo stesso di Carlo” confermai.
“Siamo fortunati direi fratello, abbiamo sposato le donne migliori del pianeta!” rise Stefano.
“Su questo non ci sono dubbi e per questo ritengo veramente un peccato doversi limitare. Sono sincero, per tutta la sera non sono riuscito a staccare un attimo gli occhi da Francesca, il suo viso, il suo sorriso e il suo corpo mi fanno diventare scemo”
Fui seriamente messa in difficoltà dai suoi complimenti perchè erano le stesse identiche cose che avevo pensato di lui tutta la sera. Sentirlo parlare mi aveva già perfino fatta bagnare e quelle parole furono la goccia che fece traboccare la mia eccitazione. Senza rendermi conto esattamente di cosa stavo facendo la mia mano agì autonomamente e andò a posarsi direttamente al centro delle sue cosce sotto il tavolo. Trovai al tatto un pacco invitante e notevole nonostante fosse ancora completamente a riposo. Lui forse se lo aspettava o forse no ma fu bravissimo a non dire nulla e godersi quella carezza nascosta e segreta che però interruppe prima che potesse provocare danni proponendo di continuare il discorso sul divano perchè aveva qualcosa di molto importante da dirci. Lo seguimmo con curiosità e mentre noi ci accomodammo lui restò in piedi.
“Vedete...sposare Laura è stata la cosa migliore della mia vita. Io la amo e la desidero ancora come il primo giorno, come quando eravamo fidanzati ma so bene che non è così. Non è più il primo giorno e non siamo più nemmeno fidanzati. A voi non mancano mai quei tempi?”
“Intendi i tempi in cui mi corteggiavi?”
“Quelli in cui passeggiavo mano nella mano con Stefano e ci baciavamo ogni tre minuti?”
“E quelli in cui Francesca perdeva tre ore in bagno per prepararsi prima di uscire?”
“Esatto amici, quelli! Ma anche quelli in cui dovevi sudare per un pompino o quelli in cui non sapevi fino dove potevi spingerti...”
“E spingerlo!” sottolineò Stefano.
“Eh si quelli in cui eri curiosa di sapere se lo aveva lungo o corto...”
“Grosso o sottile..”
“Il matrimonio ha tanti vantaggi ma anche molti limiti, ed è per questo che stasera ci tenevo a fare bella figura”. A quelle parole si inginocchiò davanti a me, prese la mia mano e se la mise sul petto. “Francesca, sono qui per chiederti di diventare la mia fidanzata”
Ci fu un momento di silenzio rotto soltanto dalla mia risata nel vederlo così ai miei piedi. Ma evidentemente Stefano non dovette trovarlo troppo ridicolo perchè pensò di imitarlo inginocchiandosi davanti a Laura: “E tu la mia?”
Era difficile andare avanti a questo punto, non era chiaro dove finisse lo scherzo e dove iniziasse la realtà ma i nostri uomini aspettavano una risposta. Io e Laura ci guardammo negli occhi e sorridendoci accettammo.
“Quello che stavo cercando di dirvi è molto semplice e complicato allo stesso tempo. Non può esistere una sola forma di amore. Io amo Laura come mia moglie ma voglio amare anche Francesca come fidanzata e voglio amare perfino Stefano come fratello ma anche come l’uomo che può rendere felice la mia donna come faccio io”.
“Insomma si tratta di moltiplicare l’amore non di dividerlo, mi piace e anche io allora amerò Laura e non vi assicuro di farlo troppo castamente come cognata”.
Sembravamo tutti molto felici e le parole lasciarono il posto alle bocche che si cercarono in baci nuovi. Il più audace fu Carlo che per primo cercò le mie labbra per aprirle con la lingua che fece capolino accolta dalla mia, presto imitato dagli altri due. Visti in quel momento dall’esterno nessuno sarebbe stato in grado di risalire alle coppie originali tanta era la passione di quei baci. Quando la lingua di Carlo nella mia bocca diventò insopportabile per l’eccitazione che mi provocava dovetti staccarmi e dopo aver osservato estasiata per un attimo mio marito darsi da fare con altrettanto ardore nella bocca della cognata mi feci più vicina, timidamente avvicinai la mia bocca alle loro e spingendo la lingua mi fusi nel loro bacio leccando ora la lingua di mio marito ora quella di mia cognata che non si sottraeva. Stefano riuscì a defilarsi al momento giusto lasciando le sue due donne proseguire tra loro il gioco che da che mondo è mondo eccita più di qualunque altra cosa i signori maschietti.
Carlo e Stefano si ritrovarono spettatori arrapati delle nostre effusioni al femminile e l’uno con il braccio sulla spalla dell’altro si guardarono compiaciuti. Fu difficile staccarsi da quelle labbra e non perchè si trattasse di una donna, avrei preferito mille volte baciare un uomo ma il pensiero che quella bocca conosceva il sapore del cazzo di Carlo mi spingeva a cercarlo là dentro.
“Sono molto felice che la mia idea vi sia piaciuta e anche se io e Stefano giuriamo di non essere gelosi mai ora state un pò esagerando...Francesca è pur sempre la mia fidanzata e che diavolo”
Dovemmo staccarci per forza per le risate che non riuscimmo a trattenere e ci ricomponemmo sul divano, a quanto pare Carlo non aveva ancora finito con le idee pazze.
“Molto bene, perchè il tutto funzioni è molto importante parlarci, conoscerci, confidarci. Vi propongo un gioco, vi va?”
“Ho capito, ora scatta l’orgia” ridemmo tutti di gusto sulla mia stupida battuta.
“Ma no io parlo di un fidanzamento serio, in piena regola! Ogni nuova coppia avrà il suo tempo per conoscersi e ogni settimana ci ritroviamo tutti insieme per fare il punto della situazione, quindi come prima cosa la privacy! Per tutta la settimana nessuno potrà parlare al partner di quello che fa con il fidanzato e i fidanzati saranno liberi di proporre serate da soli e uscite ogni volta che vorranno. Tutti d’accordo?”
Un silenzio assenzo fece capire che non vedevamo l’ora di iniziare e nonostante l’ora tarda nessuno aveva voglia di abbandonare il campo. Ormai Carlo aveva assunto il ruolo di maestro dei giochi e proseguì.
“Adesso voglio che ognuno di noi, esprima un desiderio pubblicamente, riguardo al proprio partner così saremo tutti testimoni. Inizio io: mia adorata Francesca, in qualità di mia fidanzata io ti proibisco di indossare le mutandine. Ho un tale desiderio di te che voglio saperti sempre pronta, disponibile per me e forse di tutti quelli che se ne accorgeranno. La tua deliziosa patatina sarà sempre esposta così che avrai sempre più voglia. Che ne dici tesoro? Puoi accontentare il tuo fidanzatino?” Me lo chiese con gli occhioni capricciosi di un bambino che mi venne voglia di levarle subito là davanti a tutti.
“Mio fratello è un genio! Avanti amore vai di là, prendi tutte le tue mutandine, chiudile in un sacchetto e consegnale al tuo fidanzato, non ti serviranno più”. Stefano dovette considerare il vantaggio che ne avrebbe tratto anche lui e il suo cazzo che era diventato di pietra, disegnandone la forma sotto i jeans.
Quando rientrai con il sacchetto pieno di mutandine e perizomi da consegnare a Carlo, prima di baciarlo sfilai da sotto al vestito quelle che indossavo al momento. Lui le prese ma le passò al fratello. “A te l’onore!”
Stefano le prese e le inspirò profondamente, consapevole che l’eccitazione che contenevano da ora avrebbe dovuta dividderla con un altro uomo. Carlo fece lo stesso e ora entrambi conoscevano il mio desiderio che li riguardava.
“A questo punto però tocca a me”
“Certo amore sono pronto, chiedimi pure tutto quello che vuoi”
“Tutto? Ne sei proprio sicuro?”
“TUTTO!”

Confessioni tra cognati


Arrivai sotto casa di Laura e Carlo per riportare a casa mia cognata. Scendemmo dall'auto e l'accompagnai fino al portone. Eravamo entrambi un po' imbarazzati e non sapevamo cosa dire, ma apparentemente nessuno dei due voleva salutarsi chiudendola così. La mia mente intanto andava a Francesca e Mario immaginandoli in chissà quali evoluzioni erotiche e per questo il mio cazzo era duro, stretto nei pantaloni. Evidentemente Laura abbassando lo sguardo se ne accorse perché, ridendo nervosa mi disse:

"Ma davvero sei eccitato? Si vede. Come puoi esserlo in questo momento?"

"Penso a Francesca."

"Ma lei ora è con un altro. Come può eccitarti?"

"Non te lo so spiegare ma è così. E' mia moglie e desidero il suo piacere al di sopra di ogni cosa. E mi piace sapere che lei lo cerca così tanto da non accontentarsi di quello che le posso dare io."

"Anche per Carlo pensi che sia così?"

"Sì, il nostro è un sentimento di amore per voi."

"Allora cosa pensi che dovrei fare?"

"Dovete rendervi felici. Se la cosa a te non dispiace e non crea problemi, fai ciò che piace anche a lui. Fatelo insieme, anche se lo fai da sola."

"Sai, in questo momento un po' di invidia per tua moglie ce l'ho. Lei ora è con Mario, chissà cosa stanno facendo."

"E' un bravo amante?"

"Sì, è molto bravo. E molto porco. Non credevo, ma con lui ero diversa."

"E' questo che vogliamo, che possiate avere qualcosa che con noi, per colpa nostra o vostra, non riuscite ad avere. Delle sensazioni nuove, un piacere diverso."

"Mmm, mi sto eccitando anche io adesso, forse è meglio che vada di sopra da Carlo."

"Non sai io quanto, ora che mi hai parlato di Mario." nel dire questo mi toccai il cazzo attraverso la stoffa dei pantaloni. Non resistevo.

Ci guardammo. Io con una mano che premeva sul mio pacco rigonfio. Laura ad un certo punto infilò una mano sotto la gonna, per toccarsi.

"Scusami, ma devo farlo." disse mordendosi le labbra.

"Prego, fai pure." le risposi, slacciandomi i pantaloni.

Lei si tirò su la gonna, abbassando le mutandine. Con le dita si toccava avidamente il clitoride o se le infilava dentro. Io avevo estratto dai pantaloni il cazzo, durissimo, e me lo stavo segando.

Ci fissammo negli occhi per un po', mentre ci masturbavamo. Poi lei li chiuse e sussurrò:

"Oh, sì, Mario, sì, prendimi..."

La sentii venire, mentre io schizzavo il mio piacere sul pavimento, colpendo anche Laura con qualche goccia.

Poco dopo, ansimanti, ci salutammo. Lei corse su per le scale, io corsi fuori risistemandomi i pantaloni.

giovedì 1 gennaio 2015

Ti amo anch'io

                                                 LAURA

Ritornammo in auto, Stefano ed io.
Fu il viaggio più intenso, seppur breve, della mia vita. Seduta lì, al suo fianco, mi chiedevo come riuscisse a sopportare quanto era accaduto e quanto ancora doveva accadere; e come potesse trarre piacere da quella situazione. Non una parola pronunciai per lungo tempo, mentre mille pensieri e contorti ragionamenti affollavano la mia mente. Pensavo a Francesca, la biasimavo ma allo stesso tempo ero in qualche modo invidiosa del suo saper fare. Dentro di me stava avvenendo una vera e propria guerra: da un lato la solita Laura, quella innamoratissima di Carlo e fedelissima che mai si sognerebbe di tradirlo o ferirlo in alcun modo; e dall'altro una nuova, anche se sempre esistita dentro di me, Laura. Quest'ultima curiosissima di una vita sessuale diversa, caratterizzata da tutte quelle perversioni che dall'adolescenza, sino ad oggi, mi avevano stuzzicato e che io avevo sempre represso per amore e buon costume. Stefano, accanto a me guidava fissando il fondo stradale e assorto chissà in quale fantasia. Lo vedevo di tanto in tanto toccarsi la coscia, sperando che il suo cellulare stesse vibrando, ma nulla. Lungo il tragitto mi rivolse la parola una sola volta: «tutto bene?»; annuii stringendo le gambe e rintanandomi un po' in me stessa subito dopo che la sua calda mano, immagino per tranquillizzarmi, si era poggiata sulla mia coscia.


Sapeva che ero rimasta sconvolta, sapeva che ero contraria, sapeva che un po' ce l'avevo con entrambi; ed allora la ritrasse e resto in silenzio per tutto il tempo.
Mi venne in mente Carlo, il mio Carlo. Chissà a questo punto cosa stesse pensando di me. Che fossi una puttana come Francesca? Sarà sicuramente furibondo.
«No, devo smetterla» mi dissi. «Non devo lasciarmi influenzare da strane idee o fantasie. Il mio uomo è a casa che mi aspetta e sarò capace di fargli capire che non l'ho tradito»... «questa sono io». Mandai un sms al mio compagno: un semplice TI AMO.
Il viaggio proseguì sino a destinazione; Stefano parcheggiò e scendemmo dall'auto insieme.

                                                 CARLO
Solo, a casa, mi ero abbandonato a mille fantasie. Sapevo che le ragazze, nonostante la notte inoltrata, stavano facendo ancora baldoria. Unico fidato compagno, quel calice di rosso, aiutava la mia mente a generare più e più situazioni, aumentando le mie incertezze ed allo stesso tempo la mia eccitazione. Erano ormai le 3 passate ed io ero ancora vestito: camicia blu a quadri e jeans, tutti regali di Laura. Col mio portatile davanti e i miei pensieri in testa. Mi inviò un sms con scritto TI AMO. Osai solo risponderle con un «anche io», ma da quel momento iniziai a dare di matto. Piuttosto che considerare quell'sms come la conferma della sua fedeltà, lo vedevo come un modo tutto suo per scaricare i sensi di colpa, dopo aver peccato con qualcuno. Infondo era con Francesca e solo una santa, in quella situazione, si sarebbe comportata bene.
La immaginavo chissà con chi, fare cose che mai con me aveva osato fare; e mentre una scena scorreva, veniva improvvisamente interrotta da un'altra immagine che il mio cervello perverso creava. Adesso era bendata, distesa su un letto in albergo, e circondata da uomini di etnie diverse. Tutti l'accarezzavano e lei si limitava a subire, inarcando di tanto in tanto la schiena sollevandola dal materasso e permettendo alle tante mani di passare anche da lì sotto.
Qualcuno si decise a velocizzare i tempi, tirò fuori il suo bel cazzo e lo strinse forte iniziando a masturbarsi. Un altro lo seguì offrendo stavolta il suo uccello alla mano di Laura che, prontamente, senza nemmeno sapere di chi fosse, iniziò a segarlo con vigore. Di volta in volta, uno dopo l'altro, gli uomini si denudarono ed iniziarono a fare di Laura quel che volevano. Lei restava in quella posizione, sottomessa, come se fosse un prodotto esposto su un bancone per gli assaggiatori. La spogliarono tutta ed uno ad uno la scoparono, venendole dentro fino a far colare un fiume di sperma dalle labbrone della sua calda ed ormai sformata figa. Per tutto il tempo non disse una parola nè emise un suono; era totalmente vittima di quei maschioni. Infine la sbendarono per poi abbandonarla, completamente sporca del loro sesso lì sul letto, tra le risatine generali di chi di loro si confrontava o congratulava con il vicino o di chi commentava in modo spregevole la dignità della mia Laura.
Restai a fantasticare fino alle 5 del mattino, ubriaco di vino e gelosia, per poi cedere all'eccitazione e dare sollievo al mio cazzo in bagno.