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lunedì 29 settembre 2014

La partita di calcetto

La partita di calcetto fu combattuta. Ad ogni nostro gol Francesca, che era seduta non lontano dalla porta che io difendevo come portiere, mi ricompensava allargando le gambe e facendomi sbirciare le mutandine.
Tutto fatto in tono molto scherzoso, con complicità fra noi due, stando attenta a farsi vedere solo da me. Alla fine vincemmo con un solo gol di scarto. Gli altri esultarono abbracciandosi lontano dalla porta. Volevo raggiungerli per unirmi nei festeggiamenti ma Francesca era entrata in campo e correva verso di me gioiosa e con la gonna svolazzante. Arrivò da me e mi saltò in braccio, mettendomi le braccia intorno al collo e le gambe intorno ai fianchi.

"Dai, sono tutto sudato." provai a frenarla.

"E chi ti dice che non mi piaci, tutto sudato?" mi rispose lei maliziosa.

Questo suo tono e la posizione che faceva sì che il suo sesso fosse premuto contro il mio e che per sostenerla meglio le avevo messo le mani sotto le natiche, mi fecero eccitare.

"Ehi, e per noi non c'è niente?" gridò scherzando uno dei miei amici più spavaldi.

"Volete un bacino anche voi?" rispose di rimando Francesca, stando al gioco.

"Se questo per te è un bacino, certo che lo vogliamo anche noi!"

Ci furono risate. Francesca si staccò da me, io scambiai qualche cinque e qualche pacca con i miei compagni. Lo scherzo comunque proseguì e loro si misero in fila per ricevere il "bacino", che fu in realtà molto casto. Loro si avvicinarono a lei in fila e lei diede a tutti un bacino sulla guancia.

Fu sempre Marco, il mio amico più spavaldo, a proseguire la conversazione con allusioni e doppi sensi.

"Senti, stasera non è venuta la solita massaggiatrice, ci pensi tu?" disse con Francesca.

"Ah perché di solito avete una massaggiatrice? Stefano non me l'aveva detto!" rispose lei, fingendo di guardarmi male.

"No, no, ma io non mi faccio massaggiare, tranquilla." la calmai io.

"Ah no? Va bene, allora anche stasera la massaggiatrice penserà a tutti tranne che a te, ok?" 

"Ehm, no, non intendevo questo..."

Andammo un po' avanti a giocare su questi temi, con Francesca che interpretava un po' il ruolo della moglie gelosa e un po' quello della moglie libertina. Entrambi le venivano molto bene.

Andammo negli spogliatoi a far la doccia. Ogni tanto la goliardia riprendeva piede e qualcuno si affacciava seminudo alla porta dello spogliatoio urlando qualcosa a Francesca, da chi fingeva un infortunio e richiedeva un massaggio a chi invece si inventava strane scene nelle docce dicendole che a me era caduta la saponetta e avevo scoperto un mondo nuovo e perciò si offriva per consolarla. Non brillavamo per maturità e serietà, nella squadra di calcetto, diciamo.

Finimmo di fare le docce, ci rivestimmo, i primi ci salutarono per andarsene. Alla fine, un po' lenti nel rivestirsi rimanemmo io e Marco, che ad un certo punto si rivolse a me, con tono cospiratorio:

"Senti, vuoi che ti lasci le chiavi dello spogliatoio?"

"Come?"

"Sì, tanto siamo gli ultimi, il custode mi ha detto di lasciargliele dentro la buchetta quando ce ne andavamo."

"No, ma vengo via anche io adesso."

"Ma sei scemo o cosa? Te le lascio per farti restare qua, fai venir dentro la tua donna, vi divertite un po'..."

"Ah... eh... è una buona idea, ma non so se lei..."

"Ma sì che lei vuole, ho capito che tipa è... Oh, se volete rimango anche io, non è un problema per me."

"Be', oddio, questo non credo."

"Senti, facciamo così: io adesso esco e le dico che tu sei qui che l'aspetti. Fate come volete. Io fra dieci minuti provo ad aprire la porta, se l'avete chiusa a chiave me ne vado, amici come prima. Se invece è aperta, io entro e... amici più di prima."

"Ok." bisbigliai, un po' stordito dalla sua intraprendenza, però la cosa mi ispirava. Sicuramente la porta l'avremmo chiusa ma comunque scoparmi Francesca lì nelle docce mi intrigava e forse anche a lei, soprattutto al pensiero che fino a poco prima erano popolate da tanti uomini nudi.

Lo guardai uscire e dopo alcuni istanti vidi la porta riaprirsi. Francesca entrò timidamente.

"Mi ha detto che mi aspettavi..."


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