I nostri lettori

martedì 30 settembre 2014

E dopo la partita...

"E non soltanto io.." fu la risposta di Stefano indicandomi il suo membro svettante e durissimo ancora bagnato dalla doccia.
"Dici che dovremmo festeggiare?" chiesi fissandogli la cappella gonfia.
"Io dico di si ma prima spogliati mentre io chiudo la porta, non vorrei che qualcuno ci interrompa sul più bello...o forse tu si?"
aggiunse restando con la chiave della porta in mano.
Era un continuo gioco a chi non prendeva iniziative in attesa che fosse l'altro a farlo. Ed era eccitante da morire. Ero piuttosto sicura ormai che se avessi detto di si non avrebbe battuto ciglio nel lasciare quella porta aperta ma il pensiero di cosa sarebbe potuto accadere mentre mi faceva bagnare tra le gambe mi metteva in testa mille perplessità. Certo che Marco era un bel ragazzo e con un amico fidato probabilmente....ma non lo conoscevo abbastanza per essere sicura che avrebbe capito il gioco e il suo ruolo, quindi a malincuore dovetti lasciare che chiudesse quella porta, non evitando però di fargli sentire quanto mi avesse eccitata l'idea che là fuori ci fosse un uomo che non si sarebbe fatto ripetere due volte l'offerta. Mi portai due dita di Stefano all'interno della figa già calda e aperta per farglielo constatare ottenendo in cambio un'erezione ancor più spettacolare.
Stefano prese a masturbarmi con tutta calma facendo attenzione ad andare ogni volta più in fondo con le dita e iniziando a farmi ansimare in maniera sempre più vistosa.
"Ti piace proprio fare la zoccola con i miei amici?" mi provocò aggiungendo un terzo dito ad esplorarmi una figa che non poteva mentire.
"Come se a te dispiacesse pensare che potrei metterti le corna in qualsiasi momento..perfino ora" gli risposi tra un gemito e un sospiro.
I famosi dieci minuti dell'accordo di cui ero ignara trascorsero così, quando Marco puntuale più di uno svizzero si avvicinò alla porta sperando di trovarla aperta. Il rumore dei suoi passi mi immobilizzò ma Stefano sicuro del fatto suo ci tenne a comunicare all'amico che non avevamo bisogno di lui facendomi urlare ancora più forte. I passi si fermarono, probabilmente Marco trovata la porta chiusa voleva lasciarci in pace e aspettare che finissimo ma qualcosa lo bloccò. Non lo conosco ma non credo avesse l'indole del guardone, se rimase là fuori fu perchè venne colpito da qualcosa. Non poteva vedere nulla questo era sicuro ma ascoltare bene indubbiamente si.
"Basta con quelle dita, ho bisogno di un vero cazzo ora che mi scopi a dovere! Dovresti ricordare come si fa, o devo rivolgermi ancora a Luca?"
Questa frase ebbe un effetto travolgente su tutti e tre. Stefano fu colto da un raptus di arrapamento e gelosia per quel nostro giochino, mi rovesciò sulle panchine dure dello spogliatoio e me lo piantò in figa senza tanti complimenti. Ero talmente eccitata e scivoloso che accolsi il suo cazzo completamente subito tutto con un sospiro di piacere e gratitudine. Non pensai minimamente che la mia frase potesse essere stata sentita anche da Marco che non essendo a conoscenza del nostro gioco ebbe un'erezione che gli impedì di andarsene per essere certo di aver capito bene.
Il dubbio immagino glielo tolse Stefano che scopandomi con foga continuò la nostra parte.
"Allora che dicevi troia? Ti va bene questo cazzo o preferisci ancora quello di Luca?"
Non potevo più rispondere, ero troppo presa a godermi quella scopata impetuosa, ma Stefano non si arrese. Non so se lo faceva consapevole o meno del fatto che stesse implicitamente comunicando al suo amico che mi facevo sbattere da un altro e che lui ne fosse pure a conoscenza!
"Dai lo sai che di Luca non sono geloso, puoi dirmelo quale cazzo ti fa godere di più"
Stavo per venire.
"Ti piace il suo perchè è più grosso ammettilo!"
Marco fu preso dall'istinto di tirarselo fuori, era decisamente arrapato al pensoero che ci potesse essere qualche possibilità di scopare anche per lui ma più che farsi una sega provò a misurarselo con le mani cercando di confrontarlo mentalmente con quello dell'amico. Chiaramente non potè farlo, non avevano l'usanza di guardarsi i cazzi duri e per un momento la cosa gli dispiacque pure...avrebbe voluto sapere di averlo più grosso per poter essere preso in considerazione.
La nostra scopata procedeva alla grande e il rumore dei nostri corpi che sbattevano l'un l'altro dettero il via anche alla sega di Marco.
Fui la prima a venire copiosamente sull'uccello di mio marito e innescai la catena che portò lui a schizzare poco dopo sul mio seno e di conseguenza anche Marco sul pavimento perso nelle sue fantasie su di me.
Quando riprendemmo fiato ci accorgemmo dell'ora tarda e ci ricomponemmo alla meglio. Non era il caso di fare la doccia del fresto a me lo sperma addosso non è mai dispiaciuto. Per cui mi rivestii mentre Stefano faceva lo stesso.
Un particolare mi saltò all'occhio. Marco evidentemente nella speranza di rientrare aveva lasciato la sua borsa qui. La tentazione era troppo forte, approfittai che Stefano era di spalle e non poteva vedermi e furtivamente lasciai scivolare nella borsa i miei slip.
Non so nemmeno io perchè lo feci, fu un gesto folle e irrazionale ma fu troppo tardi per riprenderli.
"Sei pronta? Posso aprire?"
"Si dai andiamo"
Un altro particolare che apprezzai molto in seguito fu la prontezza di Marco nel non farsi trovare fuori la porta, evitando a tutti spiacevoli imbarazzi. Ci venne incontro all'altezza del bar dicendoci che aveva lasciato la borsa dentro ed era tornato a riprenderla, facendoci credere che se ne era accorto già per strada, mangiammo la foglia, conveniva a tutti e lo aspettammo per andarcene insieme.

lunedì 29 settembre 2014

La partita di calcetto

La partita di calcetto fu combattuta. Ad ogni nostro gol Francesca, che era seduta non lontano dalla porta che io difendevo come portiere, mi ricompensava allargando le gambe e facendomi sbirciare le mutandine.
Tutto fatto in tono molto scherzoso, con complicità fra noi due, stando attenta a farsi vedere solo da me. Alla fine vincemmo con un solo gol di scarto. Gli altri esultarono abbracciandosi lontano dalla porta. Volevo raggiungerli per unirmi nei festeggiamenti ma Francesca era entrata in campo e correva verso di me gioiosa e con la gonna svolazzante. Arrivò da me e mi saltò in braccio, mettendomi le braccia intorno al collo e le gambe intorno ai fianchi.

"Dai, sono tutto sudato." provai a frenarla.

"E chi ti dice che non mi piaci, tutto sudato?" mi rispose lei maliziosa.

Questo suo tono e la posizione che faceva sì che il suo sesso fosse premuto contro il mio e che per sostenerla meglio le avevo messo le mani sotto le natiche, mi fecero eccitare.

"Ehi, e per noi non c'è niente?" gridò scherzando uno dei miei amici più spavaldi.

"Volete un bacino anche voi?" rispose di rimando Francesca, stando al gioco.

"Se questo per te è un bacino, certo che lo vogliamo anche noi!"

Ci furono risate. Francesca si staccò da me, io scambiai qualche cinque e qualche pacca con i miei compagni. Lo scherzo comunque proseguì e loro si misero in fila per ricevere il "bacino", che fu in realtà molto casto. Loro si avvicinarono a lei in fila e lei diede a tutti un bacino sulla guancia.

Fu sempre Marco, il mio amico più spavaldo, a proseguire la conversazione con allusioni e doppi sensi.

"Senti, stasera non è venuta la solita massaggiatrice, ci pensi tu?" disse con Francesca.

"Ah perché di solito avete una massaggiatrice? Stefano non me l'aveva detto!" rispose lei, fingendo di guardarmi male.

"No, no, ma io non mi faccio massaggiare, tranquilla." la calmai io.

"Ah no? Va bene, allora anche stasera la massaggiatrice penserà a tutti tranne che a te, ok?" 

"Ehm, no, non intendevo questo..."

Andammo un po' avanti a giocare su questi temi, con Francesca che interpretava un po' il ruolo della moglie gelosa e un po' quello della moglie libertina. Entrambi le venivano molto bene.

Andammo negli spogliatoi a far la doccia. Ogni tanto la goliardia riprendeva piede e qualcuno si affacciava seminudo alla porta dello spogliatoio urlando qualcosa a Francesca, da chi fingeva un infortunio e richiedeva un massaggio a chi invece si inventava strane scene nelle docce dicendole che a me era caduta la saponetta e avevo scoperto un mondo nuovo e perciò si offriva per consolarla. Non brillavamo per maturità e serietà, nella squadra di calcetto, diciamo.

Finimmo di fare le docce, ci rivestimmo, i primi ci salutarono per andarsene. Alla fine, un po' lenti nel rivestirsi rimanemmo io e Marco, che ad un certo punto si rivolse a me, con tono cospiratorio:

"Senti, vuoi che ti lasci le chiavi dello spogliatoio?"

"Come?"

"Sì, tanto siamo gli ultimi, il custode mi ha detto di lasciargliele dentro la buchetta quando ce ne andavamo."

"No, ma vengo via anche io adesso."

"Ma sei scemo o cosa? Te le lascio per farti restare qua, fai venir dentro la tua donna, vi divertite un po'..."

"Ah... eh... è una buona idea, ma non so se lei..."

"Ma sì che lei vuole, ho capito che tipa è... Oh, se volete rimango anche io, non è un problema per me."

"Be', oddio, questo non credo."

"Senti, facciamo così: io adesso esco e le dico che tu sei qui che l'aspetti. Fate come volete. Io fra dieci minuti provo ad aprire la porta, se l'avete chiusa a chiave me ne vado, amici come prima. Se invece è aperta, io entro e... amici più di prima."

"Ok." bisbigliai, un po' stordito dalla sua intraprendenza, però la cosa mi ispirava. Sicuramente la porta l'avremmo chiusa ma comunque scoparmi Francesca lì nelle docce mi intrigava e forse anche a lei, soprattutto al pensiero che fino a poco prima erano popolate da tanti uomini nudi.

Lo guardai uscire e dopo alcuni istanti vidi la porta riaprirsi. Francesca entrò timidamente.

"Mi ha detto che mi aspettavi..."