Ripensai spesso all’episodio della webcam senza mai
farne parola a Stefano, non per un motivo in particolare, ormai era chiaro che
stavamo giocando allo stesso gioco ma perchè non volevo che diventasse un’abitudine
perdendo così tutto il gusto della trasgressione. Naturalmente ogni volta che
ci ripensavo finiva in una ricca e goduriosa masturbazione cercando di
immaginare ogni volta un finale diverso alla domanda: cosa sarebbe successo se
fossi stata in quella stanza? Smisi di pensarci quando mi accorsi che a quell’esperienza
era mancato qualcosa di fondamentale, e non si trattava del cazzo di quel
ragazzo in carne ed ossa, no quelle sensazioni erano state sopperite abbastanza
dal mio fidato vibratore piantato nel culo. Quello che ripensandoci mi era mancato
era il profumo sconosciuto e diverso di un altro uomo, anche il suo odore
direi. Quando dunque questa nuova esperienza aveva esaurito il suo fascino
pensai che era il momento di provarne un’altra. Se quello di cui ero curiosa
ora era “l’odore del sesso” come cita una nota camzone, l’occasione mi fu
offerta dalla settimanale partita di calcetto di mio marito con gli ex compagni
del liceo. Una cosa infatti che ho sempre ammirato e volendo anche trovato
molto erotico è l’amicizia maschile, molto più semplice, diretta e complice di
quella tra donne per cui il solo pensiero di una decina di ragazzi riuniti per
dare sfogo alla loro vitalità nello sport mi sembrò la situazione più adeguata
alle mie voglie di sperimentare sempre crescenti. Provai ad affrontare l’argomento
un paio di volte con Stefano senza successo, non era molto convinto dell’idea
di portarmi con sè ad una di quelle partite, sarei stata l’unica donna e non
voleva che gli altri la prendessero come una sorta di gelosia della moglie che
non si fida e va a controllare se il marito davvero va a giocare a calcio una
sera a settimana. Chiaramente su di me questa sua ritrosia ebbe l’effetto
contrario proprio considerando che sarei stata l’unica donna in mezzo a tanti
uomini, motivo per il quale non mi arresi e attesi soltanto il momento giusto
per tornare all’attacco. E quale momento migliore ci può essere per una donna
per ottenere quello che vuole di quello in cui il proprio uomo si trovi con una
fragrante passerina sotto il naso? Di quello in cui viene preso dalla frenesia
di passare ad altri atti e non riesce a concentrarsi come dovrebbe nella
leccata? Per quanto Stefano sia anche in quello un uomo fuori dal comune e cioè
non uno di quelli che te la lecca per farti un favore, anche lui spesso lo vede
come un antipasto dovuto per piaceri più immediati. E fu così che mentre si
affrettava a concludere il lavoro di lingua per passare a quello del cazzo che
riprosi la mia idea di accompagnarlo alla prossima partita di calcetto. Preso
in castagna, come un bambino con le mani nella marmellata Stefano riconsiderò l’idea,
guardandola dal mio punto di vista: unica donna in mezzo a dieci uomini...e
ancora meglio: la SUA donna in mezzo ai SUOI amici. Che la sua risposta stava
cambiando non lo seppi con le parole ma lo capii nel momento in cui invece di
smettere di leccarmi per scopare mi infilò due dita nella vagina. Ero talmente
bagnata da non essersemene nemmeno accorta, se non quando lui aveva diabolicamente
preso a stuzzicarmi con i polpastrelli rivolti verso l'alto, senza allentare di
un minimo il ritmo frenetico della sua lingua intorno al clitoride. Le due
stimolazioni contemporanee, dentro e fuori, mi stavano facendo impazzire.
“E va bene, hai vinto tu. Ti ci porto alla partita
ma faremo a modo mio e sarà peggio per te!” Mi assicurò smettendo di leccare
proprio sul più bello.
Era una vittoria a metà se si considera che quella
sera e la successiva fui mandata a letto senza orgasmo ma qualcosa mi diceva
che era il prezzo da pagare per il mio capriccio. Così fu anche il famoso
giorno della partita. Stefano cominciò con molto anticipo a preparare la borsa
lanciandomi un chiaro segnale che dovevo iniziare a “prepararmi” anche io. Fu
lui a scegliere la gonnellina bianca più corta e larga che avessi nell’’armadio
e lo slip altrettanto bianco e castigato che dovevo indossare. Pur all’oscuro
del piano di mio marito mi fidavo ciecamente. Quando mi fui preparata mancava
circa mezz’ora all’appuntamento e lui volle controllare l’effetto dell’abbigliamento
facendomi sedere in poltrona. Cominciò a girarmi intorno, mi sentivo
letterlamente squadrata da ogni angolazione e la situazione iniziava a mettermi
un certo imbarazzo. Quando fu certo di aver trovato la visuale perfetta
finalmente parlò.
“Oggi mi farò mettere in porta, così avrò meno da
fare in campo e potrò tenere d’occhio la mia troietta. Con questa gonnellina ti
basterà ogni tanto aprire le gambe e farmi vedere se hai ancora le mutandine,
con le troiette come te non si sa mai!”
“Ma così non è
detto che le veda solo tu” aggiunsi aprendo appunto le gambe per fare in modo
che non ci fossero dubbi.
“Appunto!” fu il
commento di Stefano prima di inginocchiarsi tra le mie gambe e sfilarmi le
mutandine.
Inginocchiato sul pavimento, con la testa tra le mie cosce, e la
lingua tutta fuori dalla bocca a spennellare instancabilmente. Pensare che mio
marito mi stava sollazzando sotto il vestito poco prima di portarmi dai suoi
amici era gustosamente intrigante.
Stefano intanto
ansimava nello sforzo di continuare a muovere senza sosta lingua e dita, e io
percepivo il suo fiato caldo che mi sfiorava il pube. Ritornai a pensare a
quella faccenda degli odori. L'idea che Stefano si stesse riempendo i polmoni
dei miei profumi intimi fino era perversamente eccitante. Sentivo il picco del
piacere ormai vicinissimo mentre tra le mie cosce lui cercava affannoso di
velocizzare sempre di più il ritmo delle stimolazioni.
Gridai forte e a
lungo, ma lui continuò instancabile a stuzzicarmi con lingua e dita per qualche
altro secondo, costringendomi a gemere ancora di piacere, finché con diabolica
precisione suonò il citofono che interruppe il lavoro ancora una volta sull’orlo
dell’orgasmo.
Dovemmo ricomporci
in fretta per scendere. Erano passati a prenderci.
Stefano si presentò
così col viso arrossato, la fronte sudata, ancora leggermente ansimante, ma
decisamente soddisfatto del risultato ottenuto. E io dovetti salutare con le
mutandine zuppe di umori, sudore e saliva che se anche non si potevano vedere
non fui sicura che non potevano far sentire degli odori poco equivocabili.

